L’Università di Hong Kong sostiene di aver documentato il primo caso di reinfezione di Covid-19. Con un comunicato pubblicato online, l’ateneo ha diffuso le conclusioni di uno studio su un “paziente apparentemente giovane e in salute” che ha avuto un secondo contagio del coronavirus, diagnosticato oltre quattro mesi dopo la prima infezione. I ricercatori, inoltre, hanno stabilito che il genoma del ceppo del virus era “chiaramente diverso” nei due episodi.

Si tratta di un uomo di 33 anni che aveva contratto il virus in un primo momento quattro mesi e mezzo fa, risultando poi nuovamente positivo in questi giorni di ritorno da un viaggio in Spagna. Dopo la prima infezione il paziente aveva mostrato sintomi non gravi, mentre dopo la seconda è risultato asintomatico.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha affermato giorni fa che sono state identificate 75mila sequenze del virus e che sarà necessario vedere prove di persone che siano state infettate da due di esse, per provare le reinfezione. “Ciò che constatiamo dalla nota stampa è che questo ‘potrebbe’ essere un esempio di reinfezione”, ha dichiarato Maria van Kerkhove, responsabile per il Covid-19 dell’Oms, invitando a “non saltare alle conclusioni”.

Da mesi la comunità scientifica internazionale sta dibattendo infatti sulla possibilità di diventare immuni dal coronavirus dopo la prima infezione, e su quanto tempo lo si resti. È stato infatti già accertato che per gli altri coronavirus l’immunità tende a sparire dopo un certo numero di mesi.