In Campania si è arrivati a denunciare la mancata pandemia. E così i sette milioni di euro spesi per l’ospedale modulare di Ponticelli, che oggi ospita, per fortuna, “cinque pazienti”, sono uno spreco perché questi soldi, denuncia chi prima criticava i tagli alla sanità, potevano servire  per ristrutturare gli ospedali malandati della città di Napoli. Parole pronunciate ignorando, tuttavia, i tempi di realizzazione, che difficilmente sarebbero stati a stretto giro.

Così ti ritrovi qualche giornalista, il 20 aprile scorso (giorno dell’inaugurazione del Covid Center a Napoli), a chiedere dell’inutilità di una struttura pronta a emergenza finita perché il picco di marzo è stato contenuto e ad aprile i casi di positività al coronavirus sono sensibilmente calati.

LA BACCHETTA MAGICA – “Andava costruito a marzo l’ospedale” chiedeva un collega al direttore dell’Asl Napoli 1 Centro Ciro Verdoliva, dimenticando che l’emergenza è esplosa ufficialmente il 10 marzo con il lockdown imposto dal Governo e che, tre settimane dopo, il 6 aprile, i residenti di Ponticelli accoglievano tra applausi e cori da stadio l’arrivo all’Ospedale Del Mare dei 57 camion provenienti da Padova, a ulteriore testimonianza di quanto fosse temuta l’esplosione del virus che poi, per fortuna, non si è verificata, almeno per il momento.

DAI TAGLI AGLI SPRECHI? – Polemiche sterili, dannose, cavalcate dagli avversari politici del governatore Vincenzo De Luca, gli stessi che denunciano da anni i tagli alla sanità campana (anche durante la presidenza Caldoro) per poi criticare l’investimento da 15,5 milioni di euro per costruire i tre ospedali modulari che tra Napoli, Caserta e Salerno hanno messo a disposizione 120 posti letto di terapia intensiva che hanno portato il totale a 520.

IL GOVERNO PROMUOVE LA SANITA’ CAMPANA– Un numero che, stando al quanto previsto nel decreto liquidità varato nelle scorse ore dal Governo, ancora non basta per il ministero delle Salute. Secondo il dicastero presieduto da Roberto Speranza la priorità resta “potenziare le terapie intensive”. Per cui, come si legge all’articolo 2 nella sezione relativi agli interventi previsti per la sanità, “le Regioni devono, tramite un piano di riorganizzazione, incrementare l’attività in regime di ricovero in Terapia intensiva e in aree di assistenza ad alta intensità di cure, rendendo strutturale sul territorio nazionale la dotazione di almeno 3.500 posti letto di terapia intensiva”.

IL RITORNO DEL VIRUS – L’obiettivo è di 0,14 posti per mille abitanti in ogni Regione. In Campania, che ha quasi 6 milioni di abitanti, all’appello mancherebbero circa 300 posti letto di terapia intensiva (dei 520 bisognerebbe arrivare a 820-830). Quindi andrebbero adeguati altri posti letto definiti, al momento, “inutili” nonostante le previsione di una ritorno del virus il prossimo autunno da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e dello stesso Ministero.

Lo stesso Governo ha poi reso disponibile – per un periodo massimo di 4 mesi dalla data di attivazione – “una dotazione di 300 posti letto suddivisa in 4 strutture movimentabili. Per ciascuna struttura è prevista una dotazione di 75 posti letto”. Stando all’ultimo decreto in Campania ci sarebbe ancora la possibilità di creare una quarta struttura modulare dopo quelle presenti a Napoli, Caserta e Salerno, a testimonianza del lavoro certosino e in un certo senso all’avanguardia anticipato già nei mesi scorsi.

LE VERIFICHE – Intanto, dopo gli esposti presentati nelle scorse settimane, questa mattina (giovedì 14 maggio) i carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, su delega della Procura diretta da Giovanni Melillo, hanno fatto visita agli uffici della Soresa, la società regionale che si occupa delle gare, dove hanno acquisito gli atti relativi alla realizzazioni dei tre Covid Center costruiti in tempi record (circa 40 giorni) a Napoli, Salerno e Caserta per fronteggiare l’eventuale scenario devastante prospettato agli inizi di marzo sulla scia della situazione d’emergenza verificatasi nel nord Italia e in particolare in Lombardia.

Picco che, per fortuna, non si è verificato, portando la regione Campania a rivalutare l’utilizzo momentaneo degli ospedali modulari, riorganizzati per ospitare pazienti positivi al covid-19 e con patologie di base. Posti letto non solo in terapia intensiva e sub intensiva ma anche per malati oncologici ed ematologici oltre alla cardiologia ed alla nefrologia.