Il tempo non cancella la vergogna. Le rivelazioni del nostro giornale sull’attentato terroristico alla Sinagoga di Roma, il 9 ottobre 1982, riportano l’attenzione su una pagina tragica della storia del nostro paese. «Emergono dettagli inquietanti nei documenti riportati da Il Riformista di oggi (ieri per chi legge, ndr) nell’articolo sull’attentato alla Sinagoga del 1982. Il Sisde segnalò il pericolo attentati eppure quella mattinata non c’erano forze dell’ordine a presidiare. È arrivato il momento di fare chiarezza», ha commentato su Twitter la presidente della comunità ebraica romana, Ruth Dureghello.

«Occorre fare la massima chiarezza sul troppo spesso dimenticato attentato del 1982 alla sinagoga di Roma, la più grande d’Europa. Lo si deve non solo alla memoria di Stefano Gaj Taché, che quel giorno fu ucciso all’età di 2 anni e ai quaranta feriti, tra cui diversi gravemente come il fratello Gadiel, ma anche alla sicurezza e al prestigio della nostra nazione. I colpevoli sono rimasti impuniti e ci sono ombre su troppi fatti di quel periodo. Quanto scritto dal Riformista non può essere lasciato cadere ma deve essere occasione per conoscere meglio i fatti, tanto più che il pericolo del terrorismo, nonostante il tanto tempo passato, è purtroppo molto attuale», ha dichiarato ieri il senatore di Fratelli d’Italia, Lucio Malan. Il deputato di FdI Federico Mollicone ha annunciato un’interrogazione alla ministra dell’Interno Lamorgese. Anche i dem Paolo Lattanzio ed Emanuele Fiano hanno fatto sapere che presenteranno un’interrogazione parlamentare. Tutti chiedono che sia fatta chiarezza su esecutori e mandanti di quell’attacco terroristico e anche sulle responsabilità del governo italiano che sapeva e non fece nulla per evitare quell’atto sanguinario.

«L’articolo de Il Riformista ha portato alla luce un quadro sconvolgente», «è mia intenzione portare questa questione all’attenzione del Copasir», ha scritto su Facebook il senatore di Iv e segretario del Copasir Ernesto Magorno. «Ricordando l’attentato al Tempio Maggiore in cui perse la vita il piccolo Stefano Gaj Taché, ricordando quelle ore convulse e drammatiche, ricordando la vergognosa campagna di odio che precedette l’attentato, sottraiamo questa terribile pagina del Novecento italiano da un oblio cui è stata troppo spesso condannata». Così si espresse la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), Noemi Di Segni, il 9 ottobre 2016, trentaquattro anni dopo la tentata strage.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.