Maurizio Ughi, 72 anni, ha la febbre da cavallo nel Dna. Figlio d’arte di papà Luigi, comincia con il gestire bar e agenzie ippiche fino a diventare presidente e ad del Gruppo Snai. Alla fine degli anni 90 sdogana le scommesse sportive che fino ad allora erano limitate all’ippica. Nel 1998, da azionista di maggioranza di Snai, con il ministro Visco all’Economia, fa partire le scommesse sui campionati di calcio. «Questo – racconta Ughi al Riformista – ci consentì di diventare i cavalieri bianchi dello Stato nella guerra al gioco illegale che allora si chiamava Totonero». Dopo aver venduto le quote di Snai, ora presiede Obiettivo2016, società di servizi che chiede al governo di rispettare l’impegno preso per l’anno 2016, ovvero quello di bandire le gare per l’apertura di 10.000 nuovi punti gioco in Italia. Altra storia, invece, riguarda le sale scommesse già esistenti. Secondo Ughi, infatti, in questo momento ci sono 80.000 lavoratori che aspettano un Dpcm del governo Conte per riaprire le sale bingo, le sale scommesse e le sale slot.

Presidente Ughi, perché chi governa dovrebbe guardare il mondo del gioco legale di buon occhio?
Intanto perché nel corso degli anni abbiamo versato centinaia di miliardi di euro nelle casse dello Stato togliendo quei soldi alle mafie. E non mi sembra cosa da poco, considerato che tutti fanno della legalità la loro bandiera. Ieri il gioco era in mano a mafie grandi e piccole. Oggi il settore ha 25 milioni di clienti che vengono serviti da migliaia di imprese al meglio e nel pieno rispetto delle regole. Chi nel governo demonizza il gioco dimostra tutta la sua ipocrisia.

Si riferisce ai 5Stelle?
Sì. C’è una contraddizione di fondo se chi demonizza il gioco non solo riscuote miliardi di tasse dal settore, ma vara leggi che invece di favorire le piccole imprese avvantaggiano i grandi gruppi. Altra storia è la lotta al gioco patologico, che comunque rappresenta una minoranza sul totale dei giocatori. Su questo fronte il governo dovrebbe investire di più, considerando tutte le tasse che ogni anno riscuote dalle scommesse legali.

Che differenze vede tra l’allora ministro Visco e l’attuale ministro Gualtieri?
All’epoca il principale obiettivo era togliere all’illegalità un mercato così grande e tutelare gli scommettitori. Legalizzando il gioco lo Stato si è riappropriato di miliardi di euro che altrimenti sarebbero finiti altrove. Al giorno d’oggi ci vorrebbe qualcuno che avesse la competenza e il coraggio e che ci mettesse la faccia per affrontare seriamente la situazione. Per ora non mi pare ci sia qualcuno in grado di farlo e disposto a farlo.

Il divieto di pubblicizzare il gioco in tv ha inciso sul settore?
In Italia ci sono 5.700 negozi dove si fa per lo più gioco a base sportiva. Senza la pubblicità è difficile che i 25 milioni di clienti che giocano riescano a confrontare le quote pagate dalle varie società di scommesse.

Il fatto che siano state vietate le pubblicità ha favorito chi aveva posizioni dominanti sul mercato?
Con il Decreto dignità Di Maio, più che fare qualcosa di concreto per la lotta alle ludopatie, ha favorito i gruppi di scommesse più forti che hanno consolidato, gratis, la loro posizione di mercato. I grandi concessionari, che avevano milioni di euro di budget destinati alla pubblicità, hanno risparmiato quei soldi che, in assenza di concorrenza, non avevano bisogno di investire. Di Maio, forse per ingenuità o forse per carenza di lungimiranza, ha fatto un regalo alle grandi aziende del gioco e ha danneggiato i piccoli concessionari, i piccoli negozi.

Lei insiste perché siano bandite le gare per 10.000 nuovi punti gioco. Ci potrebbe però raccontare come le diverse sale scommesse hanno affrontato il lockdown e come stanno affrontando la Fase 2?
In questo momento noi abbiamo azzerato completamente i ricavi. Dall’8 di marzo anche noi siamo stati obbligati a stare chiusi e per ora non è definita la data della riapertura, anche se la prossima settimana ripartiranno diverse competizioni sportive.

Perché non potete riaprire?
Finché non viene fatto un Dpcm con le relative linee guida e i protocolli, non possiamo riaprire. Abbiamo mandato tutte le nostre considerazioni al Comitato tecnico-scientifico e al governo ma per ora non abbiamo ricevuto risposte. Questa assenza rischia di favorire chi agisce nell’illegalità. Senza un intervento del governo e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, infatti, non siamo in grado di accettare scommesse.

Quante persone sono a casa senza lavorare in attesa di questo Dpcm?
Solo tra sale scommesse, sale bingo e sale slot ci sono circa 80.000 persone che non lavorano più. Si tratta di cittadini, padri e madri di famiglia come tutti gli altri, e sarebbe ingiusto continuare a discriminarli.