Lo storico Paolo Macry sui possibili scenari politici in vista delle prossime elezioni.

Professore, ipotesi terzo polo con Matteo Renzi (Italia Viva) e Carlo Calenda (Azione) che si stringono la mano per correre insieme. Che ne pensa?
«Se non giungono a un accordo né Calenda né Renzi riuscirebbero a trovare gli argomenti per giustificarlo! Non c’è davvero neanche una ragione per la quale non debbano costruire il terzo polo. Ci sono ragioni tattiche, cioè mettere assieme le forze e ci sono ragioni programmatiche. Renzi ha confermato che con Calenda hanno in comune valori, programmi e l’agenda Draghi e quindi non c’è nessun motivo che questo accordo non ci sia. Poi, certo, la politica italiana è un calderone e tutto può succedere però io dico che se c’è ancora un minimo di razionalità in giro questo accordo si farà».

Promossa a pieni voti l’idea di un terzo polo Calenda-Renzi, del Pd invece cosa pensa?
«Sì, senza dubbio mi piacerebbe vederli insieme. Credo che il quadro sia chiaro: il Pd ha commesso tutti gli errori che poteva commettere e si è incartato nel solito ritornello del “nessun nemico a sinistra” e quindi ha dovuto recuperare pezzi elettoralmente deboli della sinistra estrema. Non ha voluto costruire una diga anti-destra che tutto sommato poteva fare soltanto con il M5S e quindi questo è il risultato: si presenteranno quasi da soli. E quindi vedo solo il terzo polo, sarei veramente allibito se questi due non si mettessero insieme. Oltretutto, si tratta di due campioni della propaganda. Una campagna elettorale fatta da Renzi e Calenda, al di là delle percentuali, sarebbe una campagna molto forte perché sono molto bravi».

C’è chi parla di sfiorare il 10% con il terzo polo. Lei che dice?
«Non riesco a immaginare delle percentuali, ma credo sia realistico pensare che questo terzo polo riesca a portare a casa un risultato a due cifre. Sarebbe importante perché il terzo polo significa qualcosa che si frappone tra gli altri due: può fare il suo gioco».

Che ripercussioni avrebbe l’alleanza Calenda-Renzi a Napoli e in Campania?
«È molto difficile da dire. Qui abbiamo dei leader come personalità singole, c’è Mara Carfagna per esempio ma la forza di Italia Viva qui non è misurabile in maniera chiara. La Campania è terra sciagurata perché pare che i 5Stelle siano ancora molto presenti, è la nostra Regione che li ha incoronati ma oggi le cose sono cambiate. Qui hanno avuto un bel tornaconto, ma che questo abbia dato vita a delle fedeltà mi sembra improbabile. Oggi non so cosa ha da dire agli elettori il M5S in Campania».

Per ora ha detto che vorrebbe candidare l’ex numero uno dell’antimafia nazionale Cafiero De Raho…
«Mi fa sorridere questa cosa, per non dire altro. Questa ipotesi allude sempre alla loro matrice giustizialista, andare sempre a cercare il magistrato non mi pare che sia proprio il massimo per la costruzione di un ceto politico. Non vedo proprio il motivo per pensare a De Raho come candidato se non quello di lanciare il solito messaggio: giudice è bello. Diciamo che i 5Stelle sono senza arte né parte e a questo aggiungiamo che oggi in Campania non ci sono più Fico e Di Maio».

A proposito di Luigi Di Maio, che peso ha oggi la sua figura politica?
«Non credo conti molto. Penso che costituisca un’ipotesi sconfitta, che è stata sconfitta dall’accelerazione della crisi di Governo. È uscito dal M5S nella prospettiva di costruire un quadro politico nel quale collocarsi e questo non si è verificato. Ha decine di parlamentari, questo sì, ma non credo abbia una forza elettorale. Neanche qui in Campania».

Il centrodestra, invece, sembra avere in tasca la vittoria.
«Mi pare che sul piano nazionale non ci sia alcun dubbio, praticamente il centrodestra prende tutti gli uninominali o quasi. Eviterei di dire “che pasticcio che ha combinato Calenda” perché l’ha combinato Enrico Letta. Mi pare che il centrodestra abbia ancora l’intelligenza tattica di mettere a tacere gli elementi di contrasto e sta iniziando a dare delle indicazioni programmatiche, condivisibili o meno, le sta dando mentre la sinistra dimostra ancora una volta la sua incredibile capacità di suicidarsi».

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Giornalista napoletana, classe 1992. Affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.