Il conflitto
Iran, il giorno dell’ultimatum di Trump
Egitto, Pakistan e Turchia lavorano senza sosta per mantenere in vita il dialogo tra Iran e Stati Uniti. Teheran e Washington sembrano però ancora distanti. Nelle ultime ore, i due Paesi avevano analizzato quella che Donald Trump ha definito la “proposta Islamabad”, cioè un piano di cessate il fuoco per 45 giorni che avrebbe poi portato a un accordo definitivo a definire in questo mese e mezzo. Il capo della Casa Bianca, che ha potuto celebrare di fronte alla propria opinione pubblica il recupero del secondo pilota dell’F-15E abbattuto in Iran, aveva anche dato un ulteriore segnale di apertura. Le 48 ore date nel suo ultimatum a Teheran sono state posticipate fino alla sera di oggi.
La Repubblica islamica ha respinto la proposta di cessate il fuoco. La proposta di 10 punti
Ma in una strana trattativa contornata di slogan, minacce, bombardamenti e anche insulti via social, nulla è cambiato. Almeno pubblicamente. La Repubblica islamica ha respinto la proposta di cessate il fuoco chiedendo che l’accordo sia soltanto per porre fine definitivamente alla guerra. E come hanno scritto i media statunitensi, la controfferta di Teheran si è concretizzata in una richiesta in dieci punti definita “massimalista”. Non è chiaro ancora se questa risposta sia la base per una nuova trattativa o se sia invece il segno definitivo di una porta sbarrata. Secondo le indiscrezioni, l’Iran ha chiesto la fine definitiva di tutti i conflitti in Medio Oriente che coinvolgono anche le proprie forze alleate (quindi Libano, Yemen e Iraq in primis).
Il nuovo protocollo dello Stretto di Hormuz a Teheran
Inoltre, i funzionari iraniani propongono un nuovo protocollo che garantisca il controllo dello Stretto di Hormuz a Teheran e allo stesso tempo la sicurezza della navigazione per i cargo. Teheran però vuole anche risarcimenti per i danni di guerra e la revoca delle sanzioni occidentali. E questi punti, dove mancano soprattutto riferimenti all’uranio arricchito e al programma missilistico, sembra difficile che possano convincere Trump a desistere dalla guerra combattuta al fianco di Benjamin Netanyahu. E del resto, lo stesso premier israeliano non può essere concorde con un accordo che non prevede il raggiungimento degli obiettivi di questo conflitto (e lo ha ribadito ieri lo stesso “Bibi”).
Trump non considera il negoziato naufragato
Questo non significa che The Donald considera però il negoziato definitivamente naufragato. Il presidente americano, in occasione del White House Easter Egg Roll, ha commentato la mossa iraniana dicendo che Teheran “ha fatto una proposta significativa, è un passo rilevante ma non è abbastanza buono. Stanno trattando, vediamo cosa succede”. Il tycoon si è detto convinto che l’Iran “potrebbe porre fine rapidamente alla guerra, c’è stato un regime change e ora le persone che negoziano per l’Iran sono molto più ragionevoli”. Ma per Trump, l’ultimatum che scade oggi è definitivo. E The Donald è apparso di nuovo chiaro su un punto: “La guerra è legata ad una questione: l’Iran non può avere armi nucleari”.
Il secondo pilota USA
Proprio sull’uranio, si sono scatenati i dubbi di Teheran sull’operazione per salvare il secondo pilota Usa, descritta come una copertura del Pentagono per raggiungere i depositi di uranio arricchito. E mentre continuano le schermaglie diplomatiche, non si ferma, invece, la guerra sul campo di battaglia. Ieri l’Idf ha annunciato di avere preso di mira il più grande complesso petrolchimico iraniano, quello di Asaluyeh, nel sud del Paese. I Pasdaran hanno confermato la morte del capo della loro intelligence, Majid Khafemi, in un raid americano e israeliano. Mentre non si placano le ondate di missili contro lo Stato ebraico, dall’Iran, dal Libano (dove proseguono gli scontri con Hezbollah) ma anche dallo Yemen.
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