Neanche venti minuti dopo la fine della conferenza stampa del premier Giuseppe Conte, nella quale il presidente del Consiglio annunciava l’estensione tutta l’Italia delle misure per attenuare la diffusione del Coronavirus, in più parti d’Italia, quelle inizialmente escluse dal precedente decreto, è iniziato un vero e proprio assalto ai supermercati aperti H24 per fare provviste.

Un gesto inutile e sbagliato, dato che le restrizioni agli spostamenti imposte dal governo non vietano di farlo, né impediscono lo spostamento delle merci. Così in più città d’Italia, da Roma a Napoli, da Palermo a Torino, è partita una corsa agli “approvvigionamenti”, neanche se il Paese fosse in stato di guerra, creando tra l’altro gli assembramenti di persone vietati dallo stesso decreto del Governo.

Non è servita neanche una nota mandata dall’esecutivo ai giornali: “Il decreto del Presidente del Consiglio firmato oggi prevede la possibilità di uscire di casa per motivi strettamente legati al lavoro, alla salute e alle normali necessità, quali, per esempio, recarsi a fare la spesa. Non è prevista la chiusura dei negozi di generi alimentari, che anzi rientrano tra le categorie che possono sempre restare aperte”, si leggeva. La nota sconsigliava inoltre di “affollarsi e correre ad acquistare generi alimentari o altri beni di prima necessità” per evitare le possibili occasioni di contagio.

Dunque, cosa fare? I cittadini secondo il decreto “Iorestoacasa”, come l’ha chiamato il premier Giuseppe Conte”, possono andare a fare la spesa, ma con qualche precauzione. Va evitato infatti di affollare i negozi, per mantenere una distanza di sicurezza di un metro l’uno dall’altro, così come è consigliabile che sia un singolo componente di un nucleo familiare ad occuparsi di fare la spesa.

Per quanto riguardo il capitolo merci, il decreto non vieta la regolare circolazione dei mezzi, camion e tir, che riforniscono negozi e supermercati.