Tre migranti sudanesi sono stati uccisi, e altri quattro feriti, in una sparatoria avvenuta la scorsa notte a Khums, est di Tripoli, durante le operazioni di sbarco. I migranti erano stati intercettati in mare e riportati a terra dalla Guardia Costiera libica. La denuncia arriva dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Personale dell’Oim presente sul posto ha riferito che le autorità locali hanno iniziato a sparare nel momento in cui alcuni migranti, scesi da poco a terra, avevano cercato di darsi alla fuga.

I quattro migranti feriti sono stati portati in ospedali della zona, mentre la maggior parte dei sopravvissuti all’incidente è stata trasferita in centri di detenzione.

“Le sofferenze patite dai migranti in Libia sono intollerabili“, ha affermato Federico Soda, capo missione Oim in Libia. “L’utilizzo di una violenza eccessiva ha causato ancora una volta delle morti senza senso, in un contesto caratterizzato da una mancanza di iniziative pratiche volte a cambiare un sistema che spesso non è in grado di assicurare alcun tipo di protezione”.

L’Oim ribadisce che la Libia non è un porto sicuro e lancia nuovamente un appello all’Unione europea e alla comunità internazionale “affinché si agisca con urgenza per fermare i ritorni in Libia di persone vulnerabili. È necessario mettere in atto uno sistema alternativo che permetta che le persone soccorse o intercettate in mare siano portate in porti sicuri. È altresì necessario che ci sia una maggiore solidarietà tra gli Stati europei e gli Stati mediterranei che si trovano in prima linea”.

Non si fatta attendere in Italia la reazione politica alla tragedia. Per il portavoce nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni “la cosiddetta Guardia Costiera della Libia si rende responsabile di un massacro di persone inermi. Il governo italiano e le forze politiche vogliono davvero continuare a finanziare questa milizia? Un po’ di dignità…”.

Come ricorda Internazionale, il nostro Paese ha versato quasi 60 milioni di euro nelle casse libiche per finanziare quattro missioni, tra cui quella relativa alla Guardia costiera libica. Quest’ultima è quella che ha visto un aumento maggiore come costi, passando dai poco meno di 4 milioni di euro del 2017 ai quasi 10 milioni di quest’anno.

L’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha chiesto “un’indagine urgente” sulla sparatoria avvenuta al punto di sbarco di Al Khums in Libia. In una nota si sottolinea che l’incidente evidenzia come “la Libia non è un porto sicuro per lo sbarco. È necessario aumentare la capacità di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, comprese le navi delle Ong, al fine di aumentare la probabilità di operazioni di salvataggio che portino a sbarchi in porti sicuri fuori dalla Libia. È inoltre necessaria una maggiore solidarietà tra gli Stati costieri del Mediterraneo”, ha spiegato Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr per la situazione nel Mediterraneo centrale.