È stata scarcerata per andare in detenzione domiciliare dopo sette mesi Dana Lauriola condannata a due anni di reclusione senza alcun beneficio per aver parlato con un megafono durante una manifestazione NoTav in autostrada. «Non siamo del tutto soddisfatti del provvedimento del Tribunale di Sorveglianza – dicono gli avvocati della difesa Claudio Novarono e Valentina Colletta – si tratta di una decisione che arriva con sette mesi di ritardo e che concede solo la misura degli arresti domiciliari corredata da una serie di prescrizioni e divieti fortemente limitativi».

Insomma si tratta di un piccolo passo in avanti in una vicenda che è tutta prettamente politica. «L’apparato motivazionale del provvedimento – aggiungono i legali – stigmatizza l’appartenenza ideologica di Dana e la corrispondenza da lei inviata dal carcere viene considerata foriera della commissione di nuovi reati in contrasto a nostro parere con il diritto costituzionalmente tutelato di esprimere le proprie opinioni. Del resto tutta la recente storia giudiziaria di Dana ci sembra sintomatica dell’atteggiamento fortemente censurabile che sul piano giudiziario connota i procedimenti a carico degli appartenenti al movimento NoTav». Il movimento contro il treno dell’alta velocità in una nota fa sapere che si batterà «contro questa ennesima vendetta».

A favore di Dana Lauriola c’erano stati di recente appelli firmati sia da politici piemontesi sia da personalità della cultura e dello spettacolo. Anche Amnesty International era più volte intervenuta spiegando che esprimere il proprio dissenso non può essere punito con il carcere. Dana era stata condanna per violenza privata e interruzione di pubblico servizio aggravata. Si tratta della manifestazione del tre marzo 2012 sull’autostrada Torino Bardonecchia all’altezza del casello di Avigliana alla quale parteciparono circa 300 militanti NoTav. Il Tribunale di sorveglianza di Torino sette mesi fa aveva rifiutato di sospendere la pena o di concedere misure alternative. Secondo i giudici il carcere era necessario perché la militante NoTav «non ha mostrato segni di resipiscenza e continuando ad abitare in valle si espone al concreto rischio di frequentazione dei soggetti coinvolti in tale ideologia e potrebbe proseguire la propria attività di proselitismo e militanza ideologica».

Dana e gli altri attivisti avevano anche provveduto a rimborsare alla società di gestione dell’autostrada le perdite subite a causa della manifestazione: 777 euro di pedaggi mancati. Ma non è bastato. Siccome due anni sono 730 giorni, scontando per intero la sua pena Dana avrà ripagato poco più di un euro e sei centesimi con ciascun giorno di galera. Galera che ora è stata sostituita dalla detenzione domiciliare con moltissime limitazioni. Va ricordato che nel caso di Nicoletta Dosio, anche lei imprigionata e poi detenuta in casa, la polizia durante un controllo si era addirittura lamentata che il campanello della porta di ingresso non fosse adeguato. Dana potrà uscire di casa per lavorare nella cooperativa in cui è impegnata da anni ma dovrà rinunciare alle riunioni esterne e dovrà consumare i pasti in ufficio. Sono le regole e le motivazioni di una sorta di stato etico.