La nuova Strategia italiana per l’intelligenza artificiale entra nella fase operativa. A guidare il Comitato chiamato ad aggiornare il piano nazionale è Gianluigi Greco, rettore dell’Università della Calabria e tra i massimi esperti italiani di IA.

Professore, quali risultati vi aspettate di raggiungere nei prossimi mesi?
«Il primo obiettivo è aggiornare la Strategia nazionale per l’Intelligenza artificiale 2026-2028 con un metodo molto concreto: ascoltare il Paese, coinvolgere ricerca, istituzioni, imprese e territori, e trasformare legge 132/2025 e AI Act europeo in sviluppo reale. Il Comitato, composto da 13 esperti del mondo accademico, istituzionale e industriale, lavorerà a supporto della Presidenza del Consiglio per individuare priorità chiare e misurabili. La sfida è fare dell’Italia non soltanto un utilizzatore di IA, ma un produttore di conoscenza, competenze e tecnologie».

USA e Cina investono risorse enormi in IA, quale spazio può ritagliarsi l’Italia?
«Il rischio reale è diventare una sorta di “colonia digitale”, se ci limitiamo a importare e subire passivamente modelli tecnologici sviluppati altrove. Per questo condivido l’impostazione richiamata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alessio Butti quando afferma che “l’Italia non intende subire il futuro tecnologico progettato da altri ma contribuire a costruirlo”. Il nostro spazio nella competizione globale non può essere quello dei grandi numeri di Stati Uniti e Cina, ma quello della qualità, dell’affidabilità e della specializzazione. Significa costruire autonomia e sovranità tecnologica, perché, come è stato ricordato, “c’è una grossa differenza tra l’ospitare le tecnologie e governarle”».

Come si può rafforzare il collegamento tra università, centri di ricerca e sistema produttivo?
«Abbandonando la logica della ricerca isolata e costruendo veri ecosistemi dell’innovazione, radicati nei territori. Il trasferimento tecnologico non può essere inteso come un processo unidirezionale: università e imprese devono cooperare in modo simbiotico, coprogettando soluzioni concrete per rispondere a sfide reali del mercato. Quando comunità scientifica e sistema produttivo imparano a parlare la stessa lingua, la transizione digitale smette di essere un concetto astratto e diventa un autentico motore di crescita economica e competitività».

Quali sono le competenze che studenti e lavoratori dovrebbero iniziare a sviluppare oggi per essere competitivi nel mercato del lavoro dei prossimi dieci anni?
«In un mondo sempre più attraversato dall’automazione, il “fattore umano” non è un elemento residuale, ma il vero pilastro della competitività futura. Accanto alle indispensabili competenze tecniche, a fare la differenza saranno le qualità più propriamente umane: pensiero critico, senso etico, empatia, creatività e flessibilità cognitiva. Non dobbiamo formare esecutori destinati ad adattarsi passivamente a una fredda ottimizzazione matematica, ma professionisti capaci di comprendere, orientare e governare l’algoritmo».

L’Università della Calabria è oggi considerata una delle realtà di riferimento nel campo dell’IA.
«Il posizionamento dell’Università della Calabria nell’intelligenza artificiale nasce da una tradizione pionieristica: l’Ateneo ha investito sul digitale quando l’informatica era ancora agli inizi, arrivando a proclamare il primo laureato in Ingegneria informatica d’Italia. Da quella storia è cresciuta una scuola solida di logica, computazione, basi di dati e IA, oggi riconosciuta a livello nazionale e internazionale. I risultati scientifici, i premi ottenuti e la presenza di studiosi insigniti dell’EurAI Fellowship confermano la qualità di un ecosistema attrattivo e interdisciplinare. Il modello Unical dimostra che anche dal Sud possono nascere poli tecnologici di valore globale, se si uniscono identità scientifica, apertura internazionale, merito e radicamento territoriale».

Su quali progetti di ricerca e innovazione state lavorando oggi?
«Siamo fortemente concentrati sull’IA neuro-simbolica, che unisce la potenza del deep learning alla trasparenza della logica formale, contribuendo a superare il limite delle cosiddette “scatole nere”. Accanto a questo filone di frontiera, una nostra grande priorità, teorica e applicativa, riguarda la green-aware IA: siamo impegnati nello sviluppo di modelli algoritmici intrinsecamente sostenibili ed efficienti, capaci di ridurre il consumo energetico e l’impronta di carbonio legati al calcolo intensivo. Sul fronte applicativo, questo approccio etico e leggero può tradursi in soluzioni cruciali, ad esempio, per la sanità digitale, il monitoraggio del territorio e la gestione intelligente delle risorse».