Le scintille iniziali avevano lasciato presagire uno strappo, che alla fine c’è stato: la Russia ha convocato al ministero degli Esteri gli ambasciatori di Svezia, Polonia e Germania per comunicare loro l’espulsione dal Paese. Secondo dicastero di Sergej Lavrov avrebbero preso parte alle “proteste illegali” del 23 gennaio scorso, a Mosca e San Pietroburgo. I diplomatici in questione sono stati dichiarati “persone non gradite” e dovranno lasciare la Russia “nel prossimo futuro”.

I rispettivi Paesi hanno accolto con stupore la notizia, e hanno minacciato azioni in risposta. La decisione è arrivata poco dopo la fine dell’incontro istituzionale tra Lavrov e l’Alto rappresentate per la politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell. I rapporti tra i due durante il colloquio si sono molto raffreddati, con il membro dell’esecutivo di Putin che ha parlato dell’Ue come di un “partner non affidabile” che impone sanzioni “senza un legittimo fondamento”, aggiungendo per difendersi che “anche in Italia c’è una repressione violenta delle manifestazioni”.

Il capo della diplomazia comunitaria ha riconosciuto che questo momento storico rappresenta “il punto più basso” dei rapporti tra le due potenze e ha espresso la sua “profonda preoccupazione” per la deriva autoritaria del Paese.

Il riferimento è chiaramente rivolto alla condanna nei confronti dell’oppositore politico Alexei Navalny, contro la quale migliaia di persone sono scese in piazza a protestare in questi giorni. L’occidente continua a chiederne compatto la liberazione, ma oggi il blogger è stato sottoposto a un secondo processo, stavolta per diffamazione: avrebbe pubblicato un commento sui social contro il veterano di guerra Ignat Artyomenko, definito “un traditore” e “una vergogna per la nazione” per aver difeso il referendum finalizzato ad aumentare i poteri di Putin. Rischia fino a 5 anni di reclusione, da aggiungere ai 3 anni e 5 mesi inflitti per il caso Yves Rocher.

Una condanna che la Corte di Strasburgo ha bollato come “motivata politicamente” e contro la quale continua a battersi Borrell, che anzi ha chiesto a Lavrov di “avviare un’indagine indipendente” sull’avvelenamento che ha quasi ucciso Navalny ad agosto.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.