Alexei Anatolievich Navalny, è stato arrestato nell’aeroporto di Mosca subito dopo il suo ritorno dalla Germania dove si trovava in ospedale per rimettersi da un tentativo di avvelenamento da Novichok, un agente nervino di quarta generazione.

Ed è proprio la fondazione per la lotta alla corruzione (FBK), guidata da Navalny che ha pubblicato un video della durata di circa due ore, seguito da un articolo ben dettagliato sul presunto palazzo di Putin, situato a Galendzhil, una città russa sul Mar Nero. Il video inizia con una richiesta di manifestazione da parte di Navalny, il quale da circa due settimane si trova a Matrosskaya Tishina una celebre prigione russa, rivolta a tutti i cittadini russi di scendere per le strade e manifestare il 23 gennaio alle ore 14 contro il suo arresto già noto in quanto dichiarato dalle autorità russe precedentemente.

L’inchiesta sia audiovisiva che scritta è divisa in diverse parti: viene spiegato dettagliatamente com’è iniziata la pianificazione della costruzione di questo maestoso “palazzo”. Negli anni ’90, Sergei Kolesnikov, insieme al colonello del KGB Gorelov fondò la compagnia Petromed a San Pietroburgo e gli interessi della città in questa società erano rappresentati dal vice sindaco dell’epoca, ovvero Vladimir Putin. Nel 2010, Kolesnikov ha pubblicato una lettera aperta in cui invitava il presidente Medvedev a porre fine alla corruzione di Putin.

In seguito al probabile acquisto, una società chiamata “Investstroy” iniziò la gestione del palazzo. Il regista all’epoca era Bolat Zakaryanov, ora nominato dall’amministrazione presidenziale con il decreto di Putin, capo principale del dipartimento di ristorazione pubblica dell’amministrazione presidenziale; i proprietari sono Tatyana Kuznetsova, moglie di Oleg Kuzntsov e Inna Kolpakova, moglie di Alezander Kolpakoc, all’epoca capo del dipartimento “B” del servizio di sicurezza del presidente russo, ed oggi amministratore delegato del presidente della Federazione Russa, Putin. Inoltre, l’offshore a cui era registrato il palazzo era rappresentato da Ivan Serditov, oggi capo del dipartimento legale del presidente che all’epoca era un delegato che lavorava per Egorov Puginsky Afanasiev & Parners, società collegata a Putin in quanto Nikolai Egorov era un compagno di classe che in seguito lo ha portato nell’ufficio del sindaco Sobchak.

Dopo un’attenta analisi, si può dedurre che il piano d’azione di Putin è stato quello di affidare i soldi personali ad amici storici e per costruire quello che è stato definito il palazzo più costoso della storia. Per finanziarne la realizzazione, infatti, sono state effettuate più di 100mila transazioni bancarie di società e persone coinvolte nella realizzazione del palazzo.

L’indagine associa questa struttura a Putin per varie motivazioni spiegate con relativi documenti e prove nel video. I dettagli più importanti sono che ormai il palazzo in questione è la struttura russa più segreta e sorvegliata, ma non solo, dopo una lunga indagine, Navalny è riuscito a risalire alla pianta originale e bel dettagliata della struttura ed essa si estende su 17 mila metri quadrati, all’interno di un terreno di 68 ettari che comprendono: recinzioni, un porto, le proprie guardie, una chiesa e soprattutto una no-fly zone e un proprio checkpoint di confine. Si può dire che la stessa costruzione ha le dimensioni di una città con le caratteristiche di un regno.

Nonostante sia una zona con il divieto di volo, con un drone, la fondazione di Navalny è riuscita a riprenderla. Si nota innanzitutto una grandissima distesa di verde, dove ci sono 40 giardinieri che lo curano e monitorano e oltre ad alberi e piante si intravedono anche sculture interne, donne e divinità. Si vede anche una chiesa ortodossa, e innumerevoli costruzioni che molto probabilmente sono destinate ai dipendenti. Inoltre, è presente anche un ponte lungo 80 metri che porta direttamente alla casa per gli ospiti, chiamata anche “tea house”, un’area di 2mila e 500 mq.

Facendo un paragone con la planimetria antecedente ai lavori, si vede che all’inizio erano presenti tre eliporti, mentre con la planimetria attuale ne sono presenti solo due in quanto il terzo è stato trasformato in un campo di hockey di 56 per 26 metri, e in lontananza si vede anche un enorme antenna ad albero che è utilizzata per le comunicazioni, dove ci sono due stazioni cellulari: una per le operazioni telefoniche pubbliche ed un’altra per le comunicazioni del governo. È presente anche una stazione di servizio ed anche in quest’area c’è un dormitorio che è dedicato per il personale della sicurezza e gli operari delle costruzioni. Accanto a quest’area c’è la sede principale la quale è suddivisa in tre piani.

Nel palazzo principale sono presenti delle piscine, una zona spa, una sala massaggi, un salone di bellezza, una specie di capsula termale composta da: saune, vasche da bagno, etc. Una fontana, una dacia, e stanze per il personale, negozi, un cinema, palestra, sala di riproduzione.

Da alcune foto scattate all’interno dai dipendenti, sono riusciti a risalire anche alla tipologia del mobilio interno. L’arredamento proviene da fornitori italiani.

Dalle immagini ottenute dal drone si notano: una distesa di 150 ettari di vigneti ed un tunnel che porta direttamente al mare. Grazie a tutte queste informazioni, sono riusciti a costruire un render del palazzo per una visita virtuale.

In conclusione, le autorità russe dichiarano che il palazzo appartiene ad un uomo d’affari, ma il particolare per il quale l’oppositore russo lo associa invece a Putin, facendolo diventare cosi l’atto di corruzione più grande e studiato della storia, è che non esistono no-fly zone sopra le case degli uomini d’affari, non sono né costruite da ufficiali dell’FSB, l’intelligence interna né sorvegliate dagli stessi ufficiali ed in più tutti gli sponsor o investitori sono in qualche modo collegati al presidente Vladimir Putin.

Laureata in relazioni internazionali e politica globale al The American University of Rome nel 2018 con un master in Sistemi e tecnologie Elettroniche per la sicurezza la difesa e l'intelligence all'Università degli studi di roma "Tor Vergata". Appassionata di politica internazionale e tecnologia