Sono oltre 2mila i manifestanti arrestati in Russia durante le proteste indette dall’opposizione per chiedere la scarcerazione dell’attivista anti-corruzione Alexei Navalny. Secondo il conteggio dell’ong Ovd-Info sono ad ora 2.119 gli arrestati in tutta la Russia, di cui la maggior parte (469) a Mosca. Tra queste c’è anche la moglie dell’attivista e blogger, Julija Navalnaja. il suo arresto è avvenuto a Mosca. La moglie di Navalny era già stata fermata anche la scorsa settimana.

Il 44enne Navalnyj è in carcere da due settimane dopo aver trascorso cinque mesi in convalescenza in Germania dopo essere stato avvelenato con il Novichok ed è stato condannato a un mese di custodia cautelare. All’indomani dell’arresto, la Fondazione anti-corruzione di Aleksej Navalnyj ha diffuso una video-inchiesta sul cosiddetto “palazzo di Putin”, una lussuosissima residenza sul mar Nero che secondo l’attivista farebbe capo al presidente russo, e indetto una manifestazione per il 23 gennaio.

I suoi più stretti collaboratori sono stati incarcerati alla vigilia delle proteste del 23 gennaio, come la portavoce Kira Jarmish e il capo delle inchieste di Fbk Georgij Alburov. In vista delle proteste di oggi, nei giorni scorsi sono stati invece fermati il fratello di Aleksej, Oleg Navalnyj, la sua numero due, Ljubov Sobol, la sua dottoressa Anastasja Vasilieva e la Pussy Riot Masha Aljokhina e vari collaboratori della Fondazione anti-corruzione: dovranno restare agli arresti domiciliari per due mesi.

In questo clima è esplosa la protesta che è stata brutalmente sedata dagli agenti della polizia. A Vladivostok, nell’Estremo Oriente russo, oltre cento dimostranti sono stati fermati dopo aver danzato in cerchio sulle acque ghiacciate del Golfo dell’Amur. “Il desiderio di vivere in un Paese libero è più forte della paura di essere arrestati”, ha dichiarato alla France Press Andrej, uno studente venticinquenne.

Caroselli si sono tenuti anche nelle città di Krasnojarsk al grido di “La Russia sarà libera” e a Khabarovsk in piazza Lenin. A Novosibirsk, Siberia orientale, i dimostranti hanno gridato “Putin ladro”, un riferimento alla presunta residenza sul mar Nero del presidente russo Vladimir Putin al centro di una video-inchiesta di Navalnyj.

A Mosca la manifestazione si sarebbe dovuta tenere in piazza Lubjanka, sede dell’Fsb, ex Kgb, responsabile secondo Navalnyj del suo avvelenamento, ma le autorità hanno messo in atto misure senza precedenti: hanno chiuso sette stazioni della metropolitana e le strade principali del centro, fermato le linee degli autobus e ordinato a negozi e ristoranti di non aprire. I dimostranti hanno perciò cercato di raggiungere le stazioni di Krasnie Vorota e Sukharevskaja e di marciare in via Sakharov.

A San Pietroburgo quasi 2mila persone riunite in una piazza del centro sono state disperse dalle forze antisommossa. La polizia ha effettuato diversi arresti, alcuni a colpi di manganelli. In un video di Fontanka, si vede un poliziotto estrarre l’arma di servizio e puntarla contro la folla.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.