Le immagini di un uomo che corre in spiaggia e con un casco in mano aggredisce un altro nel mare hanno fatto il giro del web e indignato tutti. Ma cosa ha fatto scattare quella violenza folle sulla spiaggia delle Monache a Posillipo? “C’era un gruppo di ragazzi in spiaggia che giocava con il pallone che spesso finiva addosso alle persone – ha raccontato un signore che nel fine settimana ha assistito a tutta la scena – La gente a un certo punto si è stufata e una signora ha buttato via il pallone. I ragazzi poi continuavano a dire parolacce. Un signore veniva continuamente insultato, ha perso la pazienza e ha spintonato il ragazzo che è scivolato e si è lievemente ferito al labbro”.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. “Il ragazzo era insieme a un gruppone di altri ragazzi e ha continuato a insultare quel signore – continua il racconto del testimone che ha visto tutta la scena dalla scogliera a ridosso della spiaggia dove solitamente prende il sole – A quel punto il ragazzo ha telefonato a suo padre davanti ai suoi amici. Parlava con il vivavoce e gli diceva che un 40enne lo aveva picchiato in spiaggia. Dopo poco è arrivato in spiaggia il padre come un pazzo. Il signore cercava di calmarlo, di dirgli ‘parliamone’ e lui niente, ha cominciato a colpirlo con il casco fin dentro il mare. Questo è successo ma non deve più succedere”.

Il giorno dopo la folle violenza, sulla stessa spiaggia sono tornate tante persone a fare il bagno. Tutti hanno saputo di quella brutta vicenda e ne sono ancora scossi: per tutti è incredibile pensare che quell’angolo di paradiso nel centro cittadino si possa essere trasformato in un ring per quegli istanti. “Questo è un posto molto carino ma è anche piccolo. In un ecosistema se apri le gabbie gli animali si azzuffano tra di loro. È chiaro che nel weekend possa succedere qui. Basta regolamentare l’afflusso. Se lo vogliono fare, preservano un luogo di Napoli, altrimenti lasciano che gli animali pascolino e non mangiano solo l’erba ma anche gli altri animali”, dice amaro un signore steso a prendere il sole.

Tra gli abitudinari frequentatori c’è anche chi dice: “È un caso quello che è successo qua, io vengo spesso e stiamo sempre tranquilli”. “Penso che siano persone stupide perché veniamo tutti quanti qua per goderci una bella giornata di mare, nessuno vuole intossicare nessuno e non è possibile che succedano queste cose”, dice un ragazzo venuto a fare il suo secondo bagno della stagione con gli amici.

La spiaggia delle monache è infatti una delle pochissime spiagge libere cittadine. Con l’arrivo della bella stagione viene presa d’assalto da tanti napoletani. Lo spazio è poco e la tensione sale. A questo si aggiunge che la spiaggia delle Monache è un po’ nascosta, lontana da occhi che potrebbero controllare. “Ci sarebbe bisogno di maggiore controllo – dice un ragazzo in pausa per qualche ora dagli studi universitari – Non dico una pattuglia ma almeno qualcuno che controlla, sarebbe molto meglio. Solo così si potrebbero evitare episodi di questo tipo che ultimamente stanno avvenendo troppo spesso”.

Tutti in spiaggia concordano sul fatto che nel fine settimana la spiaggia diventa incredibilmente affollata e ingestibile. “Questa spiaggia dovrebbe essere tenuta un poco meglio rispetto a come la vediamo. Dovrebbe esserci almeno un servizio igienico e per questo motivo il sabato e la domenica qua il mare diventa il Gange. Il Comune dovrebbe interessarsene perché no basta mettere un cartello, ‘Lido delle Monache’, ma bisogna garantire dei servizi minimi da primo mondo e non da quinto. Quanto costerebbe al Comune mettere una doccia? Pochissimo”, dice un signore sulla 60ina che frequenta spesso la spiaggia.

Forse perché è metà maggio o forse perché l’attenzione mediatica su quel luogo è salita negli ultimi giorni dopo la rissa, in spiaggia non ci sono cumuli di spazzatura e salvo qualche rifiuto lasciato lì, magari nel week end, la sabbia è abbastanza pulita. “La raccolta non è equivalente al consumo di cose che c’è qui – chiosa un signore sulla 50ina – soprattutto nei week end. Ma non ci vuole uno scienziato per capire che il sabato e la domenica ci sono più persone. Non bastano tre bidoni messi lì, per l’umido non c’è niente per esempio”.

“Non ero mai stato qui ma ho trovato la spiaggia meglio di quanto potessi immaginare – dice un altro signore – Ma l’acqua invece è davvero sporca”. Mentre in tanti non rinunciano al bagno c’è chi non può fare a meno di notare la lunga scia di sporcizia che galleggia sull’acqua. “Non c’è rispetto nemmeno del mare, lasciamo stare le persone, ma nemmeno della natura”, dice un altro signore. “Aveva ragione Annamaria Ortese quando diceva che il mare non bagna Napoli. Abbiamo il mare più bello ma solo in teoria, non in pratica”.

Poi c’è anche un altro problema ed è l’accessibilità a quella che sarebbe la spiaggia di tutti perché libera: per arrivarci bisogna passare attraverso un lido e lo spazio lasciato libero dalle sdraio è limitato al bagnasciuga. “Ci vorrebbe un’entrata distinta. Alle 17 bisogna lasciare la spiaggia perché il lido chiude ed è un vero peccato”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.