San Gennaro, Vescovo di Benevento, fu decapitato il 19 settembre del 304. Una donna chiamata Eusebia, secondo le abitudini in uso a quei tempi fra i cristiani, raccolse il sangue in alcuni balsamari di vetro di diversa misura. Questi furono sigillati con un tappo di stoppa, prodotto ideale per l’epoca al fine di ottenere una accorta chiusura del vetro. Poi, il corpo di Gennaro fu sepolto lontano da occhi indiscreti, probabilmente in un fondo chiamato Marciano.

Fatto certo è che il 13 aprile del 431 i napoletani esumarono il glorioso corpo, che fu traslato nelle Catacombe napoletane ad opera del Vescovo Giovanni I, e che da allora si chiamarono “le Catacombe di San Gennaro”. Non si ha una precisa cognizione di quale percorso avesse seguito il suo sangue nei secoli, ma è certo, però, che non se ne parla in maniera esplicita mentre si fa sempre riferimento, fino ad una certa data, al suo corpo.

Nell’813-831, il corpo fu trafugato dai Longobardi di Benevento, ad opera del Duca Sicone, quale bottino di guerra; da Benevento, poi, i Normanni lo predarono ai Longobardi e lo portarono a Montevergine, da dove nel 1497 le ossa del corpo furono prelevate dal Cardinale Alessandro Carafa su richiesta di Alfonso d’Aragona e riportate a Napoli. Questa occasione è ricordata con la grande processione che si organizza, ogni anno, il sabato che precede la prima domenica di maggio. La processione parte dalla Cappella del Tesoro (Duomo di Napoli) per giungere alla Basilica di Santa Chiara.

Allora il sangue dov’era, visto che non viene mai citato al seguito delle ossa del corpo?
Una ipotesi valutata insieme a Monsignore Ugo Dovere – quando io gli posi questa domanda – fu che probabilmente il sangue era stato sigillato insieme alla pietra santa, sotto l’Altare Maggiore, quando si restaurò o ampliò la Chiesa di Santa Restituta, e ciò anche per evitare che potesse essere trafugato. Fu ritrovata poi, forse durante lavori di restauro, perché se ne era persa la memoria.

Infatti le ampolle contenenti il sangue non potevano essere a Montevergine, perché nel “Chronicon Siculum” Benedetto Croce aveva letto del miracolo della liquefazione datato 17 agosto 1389, ben prima del recupero da Montevergine, ed è la prima data certa giunta a noi: “…e nel seguente giorno 17 fu fatta una grandissima processione per il miracolo che il Nostro Signore Gesù Cristo mostrò mediante il sangue del nostro beato Gennaro conservato in una ampolla e che allora era liquefatto come se quel giorno fosse uscito dal corpo del beato Gennaro”.

Le ossa del corpo a Montevergine, quelle del cranio nella statua d’argento a Napoli e il sangue in altro luogo ancora. È il caso di dire che San Gennaro non è stato mai fermo. E allora ogni 19 settembre festeggiamo il ricordo del suo martirio, ma principalmente il suo legame con noi napoletani a cui, malgrado tutti i nostri comportamenti fuorvianti, continua ad essere vicino come un padre al figlio e come padre “si scioglie” per il figlio.

A “custodire” le preziosissime reliquie la Eccellentissima Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro – costituitasi con atto del 1527. La Deputazione è l’espressione dell’antica divisione in Seggi della città di Napoli: Capuana, Montagna, Nido, Porto, Portanova, Popolo – il cui Presidente è da statuto il Sindaco di Napoli e i cui membri sono oggi il duca Riccardo Carafa d’Andria, il marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli, il duca Girolamo Carignani di Carignano, il marchese Riccardo Imperiali di Francavilla, il conte Agostino Caracciolo di Torchiarolo, il duca Giovanni Pignatelli della Leonessa, don Augusto Cattaneo Della Volta, don Mario Carignani di Carignano, l’ingegnere Giampiero Martuscelli, il dottore Mariano Bruno, Carlo Sersale de’ marchesi Sersale.

Lunedi 19 settembre, alle ore 9.15, l’Arcivescovo Metropolita di Napoli Domenico Battaglia si recherà nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, ricevuto dall’Abate Tesoriere Mons. Vincenzo De Gregorio e dalla Eccellentissima Deputazione del Tesoro con a Capo il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi che ne è Presidente pro tempore.

Si provvederà poi all’apertura della cassaforte dove sono custodite le ampolle con il sangue, che verranno portate in processione sull’altare maggiore per la solenne Celebrazione Eucaristica, nella quale si impetreranno le preghiere propiziatorie per il miracolo dello scioglimento del Sangue. A sventolare il tradizionale fazzoletto bianco, in caso di liquefazione del Sangue, sarà il Deputato del Seggio del Popolo dottore Mariano Bruno.

Pierluigi Sanfelice di Bagnoli