Nella celeberrima scena di Spartacus in cui l’arrogante generale Crasso pronuncia la minacciosa frase: «In ogni città e provincia liste di dissidenti sono già compilate», comunicando a Sempronio Gracco ciò che la sua vittoria significherà e immaginando il suo nome presente «In testa!» nelle liste, Kirk Douglas rimanda non ad una scelta cinematografica, ma ad una politica. Si riferisce, infatti, alla ribelle decisione dell’attore e produttore di Spartacus di inserire in testa ai titoli di coda del film il nome dello sceneggiatore, Dalton Trumbo, perseguitato in quegli anni dall’irrazionalità del maccartismo. Il fenomeno anticomunista di caccia alle streghe che prese il nome da Joseph McCarthy, senatore repubblicano del Wisconsin, e che travolse l’America sotto la presidenza Truman, proprio nei primi anni Cinquanta. “La paura rossa” colpì anche la parte più scintillante della comunità hollywoodiana, registrando in totale più di cento coinvolti tra attori, registi, sceneggiatori e musicisti, vittime di un’isteria di massa che li colpevolizzava di nutrire simpatie o legami con il comunismo e per questo ostracizzati con false accuse di spionaggio e attacco governativo.

Nel mirino della commissione per le attività anti-americane finirono nomi del calibro di Charlie Chaplin, per il quale l’FBI si attivò affinché venisse cancellato il suo visto di rientro; Gary Cooper, Arthur Miller, e come conseguenza anche Marilyn Monroe, moglie dello scrittore, che arrivò a chiedere aiuto a John Fitzgerald Kennedy. Molti furono obbligati a denunciare i loro colleghi, come i registi Elia Kazan e Edward Dmytryk, mentre lo sceneggiatore Dalton Trumbo finì nella Black list e costretto a trasferirsi in Messico, dove continuò il suo lavoro sotto falso nome. È proprio per Dalton Trumbo che Douglas decise di battersi nella stenuante resistenza al maccartismo. Nel 1959 lo volle come sceneggiatore di Spartacus e nel momento di massimo vertice della sua carriera, Douglas prese una posizione che avrebbe potuto causargli addirittura la sospensione delle riprese. Diverse persone inserite nella lista nera restarono infatti escluse dall’industria dello spettacolo per molti anni, sebbene si è soliti far terminare il maccartismo nel gennaio del ‘55, quando McCarthy si dimise dalla presidenza della commissione parlamentare d’inchiesta, in seguito a una mozione di censura contro di lui votata dal Senato.

La mozione era stata presentata dopo che il senatore si era inimicato gli alti gradi dell’esercito con una campagna in cui accusava loro di simpatie comuniste. La lista nera terminò simbolicamente solo nel 1960, quando il nome di Trumbo, che era membro del Partito Comunista dal 1943 al 1948, nonché uno dei famosi “dieci di Hollywood” filocomunisti, fu inserito nei titoli di testa di altri film di successo,