La questione è al centro del dibattito da qualche tempo. Da quando l’epidemia da coronavirus è diventata pandemia e ancora di più da quando si discute della ripartenza, della cosiddetta “fase 2”, e quindi del ritorno al lavoro di molti cittadini. Che l’aria condizionata fosse un veicolo di trasmissione del coronavirus alcuni scienziati lo avevano perfino escluso. La virologa e direttrice dell’One Health Center of Excellence all’Università della Florida Ilaria Capua si era invece mostrata sempre possibilista, cauta, favorevole a degli approfondimenti. Capua aveva citato in diversi interventi l’esempio della Sars, che nel 2002 si era diffusa proprio attraverso gli impianti di areazione e di riscaldamento di un hotel. E a mettere in guardia il governo da questa possibile forma di contagio adesso sono gli scienziati del Comitato Tecnico Scientifico.

Il pericolo è rappresentato dalla trasmissione delle goccioline di saliva, potenziali vettori del Covid-19, che il flusso del sistema di areazione potrebbe far viaggiare pericolosamente in un ambiente chiuso. A causa delle stesse l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) aveva sempre raccomandato l’uso delle mascherine ai pazienti risultati positivi al virus. Questa eventualità è stata illustrata anche in uno studio, ripreso dal New York Times, che in uno schema rappresentava la storia di un vero contagio in un ristorante di Guangzhou, in Cina.

All’interno dei ristoranti, come negli uffici, “si rischierà la sauna”, scrive dunque La Stampa. In vista di una riapertura probabile il prossimo 18 maggio di ristoranti e bar, gli scienziati del Cts hanno messo infatti in guardia il governo. “Studi recenti avrebbero infatti convinto gli scienziati del Cts – si legge nell’articolo – a chiedere al governo di spegnere nei luoghi pubblici l’aria condizionata, vettore di trasmissione del virus, più che altro per via della ventilazione, che sposterebbe pericolosamente le famigerate goccioline con virus annesso da un tavolo o da una scrivania all’altra. Si stanno studiando deroghe a sistemi di aerazione meno “ventilati” e con ricambio esterno dell’aria. Altrimenti mano ai fazzoletti perché, per gli stessi motivi, non si potranno usare nemmeno i ventilatori”.

Alla ripresa si dovrà quindi forse fare a meno dei condizionatori, oppure i ristoranti potrebbero sfruttare al massimo i posti all’aperto o dovrebbero apportare significativi interventi ai propri impianti di aerazione. Niente di definitivo, la questione è ancora aperta. Probabile si tratti però di un’ulteriore e sostanziale modifica alla vita quotidiana causata dal coronavirus.