La storia, vista da fuori, è una vera e propria deportazione ma riflette perfettamente il caos legislativo e la disattenzione che regna mica solo sulla questione dei migranti ma più in generale su tutto quello che riguarda gli stranieri. Il protagonista è Abbas Mian Nadeem, un pakistano che vive a Amantea, è arrivato in Italia da qualche anno ed è regolarmente sul suolo italiano. Amantea nei giorni scorsi è stata teatro di una protesta dei cittadini che contestavano l’arrivo di alcuni migranti sbarcati qualche giorno prima a Roccella Jonica: 13 migranti risultati positivi al Covid vengono trasferiti al Celio mentre per gli altri 11 si decide il trasferimento al Cara di Isola Capo Rizzuto, nei pressi di Crotone, quello stesso Cara che un processo ha dimostrato come fosse nella disponibilità del clan di ‘ndrangheta degli Arena e che ora è gestito dalla Croce Rossa. Un luogo in pieno decadimento dove dei materassini dovrebbero essere letti e dove le condizioni sono più che carenti.

Quando arrivano i mezzi per trasferire gli 11 migranti al Cara di Isola Capo Rizzuto Abbas Mian Nadeem si trovava nei pressi perché, avendo conosciuto gli orrori della traversata del Mediterraneo, aveva deciso di portare un po’ di conforto e qualche bene. Dalla finestra, come in un brutto film, una signora urla dal balcone alle forze dell’ordine di prendere anche lui, Abbas, di caricarlo insieme agli altri e quelli, noncuranti del fatto che avessero prelevato 12 persone anziché le 11 programmate, portano il ragazzo al Cara. Una vera e propria detenzione illegale a cui Abbas prova a subito a ribellarsi, si spiega, mostra i suoi documenti e il suo regolare permesso di soggiorno ma non accade nulla. Abbas Mian Nadeem si ritrova rinchiuso senza nessuna motivazione. Ma non è tutto: Abbas è malato di HIV oltre che di epatite B e C e in questo momento si ritrova a contatto con persone che stanno passando la quarantena con il dubbio che possano avere contratto il Covid. E il Covid, per chi ha una situazione sanitaria come quella di Abbas gli potrebbe essere addirittura fatale. Per questo Abbas non si arrende e fotografa le condizioni in cui si ritrova e registra un video in cui chiede l’aiuto di qualcuno, il video viene ripreso dalle giornaliste Alessia Candito e Floriana Bulfon, escono articoli. Non si muove niente, niente.

«Abbiamo scritto a tutti i deputati, a tutti i senatori e perfino agli eurodeputati senza ottenere nessuna risposta e nessuna attenzione – mi racconta Giulio Vita dell’Associazione La Guarimba che sta seguendo la vicenda -. Margherita Corrado, Movimento 5 stelle di Crotone, mi ha chiamato dicendo che ha parlato con il prefetto che è amico suo e che andava tutto bene. Le ho chiesto di vedere il video, che non aveva visto, e dopo che lo ha visto ha detto che per lei non ci sono violazioni di diritti umani “Anche noi usiamo i materassini quando andiamo a mare”. Alberto Pagani PD ci ha fatto chiamare dalla sua Segretaria che ci ha anche detto che si tratta di un piccolo errore e lo stanno risolvendo. Che comunque lui può fare poco perché è molto occupato e ci sono le commissioni apposta, di scrivere agli altri. Nel frattempo io ho ricevuto minacce telefoniche, addirittura il mio account Facebook è stato sospeso».

Ma non è finita qui, non ancora: al Cara è stato sospeso anche il medico Orlando Amodeo, con un ordine di servizio ufficiale firmato da Marco Olivari, che per la Croce rossa italiana gestisce il centro d’accoglienza. La colpa di Amodeo, ex dirigente medico della Polizia e fino allo scorso 20 luglio direttore medico del centro, sarebbe quella di avere fatto “filtrare” immagini e informazioni riservate dal centro e avere contribuito ad accendere i riflettori sulla kafkiana vicenda di Abbas. Intanto, mentre nulla si muove, c’è un uomo che si ritrova a scontare la quarantena in un Cara e non a casa sua, con l’altissimo rischio di contrarre il Covid che potrebbe essergli letale e con questa irresistibile voglia di silenzio che corre tutto intorno.