Serbia
Le dimissioni di Vučić sono un bluff: vuole candidarsi come primo ministro
Dopo quasi un anno e mezzo di distanza dal tragico incidente nella Stazione ferroviaria di Novi Sad, che, a causa del crollo di una pensilina, ha portato alla morte di 16 persone, Aleksandar Vučić, Presidente serbo, ha annunciato le sue imminenti dimissioni. Il Paese, a partire da questo tragico evento, è stato lo sfondo di continue proteste, durante le quali migliaia e migliaia di persone hanno chiesto a gran voce elezioni anticipate, definendo lo Stato serbo “totalitario”, e hanno richiamato l’attenzione dell’Europa. Ed è proprio recentemente che l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, approvando un rapporto a larga maggioranza, ha espresso “serie preoccupazioni sull’adesione della Serbia” con riferimento al rispetto dei princìpi democratici, dello stato di diritto e del rispetto delle libertà civili.
Emblematiche le immagini del 1° novembre 2025, quando, nei pressi di Novi Sad, a un anno dal crollo della pensilina, le strade erano gremite di manifestanti, simboleggiando una delle più partecipate manifestazioni giovanili della storia della Serbia. Se inizialmente i manifestanti hanno accusato il governo di corruzione sistematica nella gestione degli appalti pubblici, nel corso dei mesi le stesse associazioni studentesche, a capo delle proteste, hanno iniziato a richiedere le elezioni anticipate e le immediate dimissioni dai vertici dello Stato.
Le dimissioni di Vučić sono state diramate durante un comizio filogovernativo a Belgrado da parte del Partito Progressista Serbo, durante il quale lo stesso Presidente, accusato di corruzione, ha affermato: “Sarò Presidente ancora per qualche settimana, poi mi dimetterò”. Annunciando poi elezioni presidenziali e parlamentari anticipate. Eppure, queste dimissioni sono un vero e proprio specchietto per le allodole: il leader serbo punta a candidarsi come primo ministro, ruolo che ha precedentemente ricoperto dal 2014 al 2017. Su questo punto, Savo Manojlović, leader del movimento d’opposizione, ha affermato che quello di Vučić è in realtà un tentativo preventivo per anticipare una futura e massiccia perdita di consenso. Vučić ha inoltre annunciato che guiderà la lista “Serbia unita”, promettendo ai serbi entro gennaio un aumento delle loro pensioni e dei salari, e dei massicci investimenti nella sanità per, a detta del Presidente, accelerare il percorso di adesione all’Ue. Assieme a questo punto programmatico, ha affermato che continuerà in futuro a prediligere la “neutralità militare” preservando “le tradizionali amicizie con Cina e Russia”.
Secondo un recente sondaggio, e differentemente da altri Paesi dei Balcani occidentali come Albania e Montenegro, solo il 28% dei cittadini serbi ha un’immagine positiva dell’Unione europea. La pretesa di accelerare il percorso di adesione all’Ue mantenendo inalterato il rapporto con Mosca e Pechino appare così un equilibrio insostenibile agli occhi di Bruxelles, progressivamente irrigidita a causa dell’ambiguità dei Balcani su alcuni fronti, quali la trasparenza della gestione degli appalti, la corruzione a livello giudiziario e lo stato di diritto.
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