Ieri mio nipote Andrea, undici anni, mi ha fatto una domanda semplice: «Mi spieghi cosa sta succedendo in Medio Oriente? E perché c’è questa guerra con l’Iran?». Ho provato a rispondergli con parole chiare, spazzando via la nebbia dei nostri media che raccontano quanto accade additando un unico colpevole: Israele. Una menzogna globale cui ha risposto ieri il Wall Street Journal, con sintesi implacabile: Israele combatte duramente i terroristi di Hezbollah; l’Iran, che li alleva e li finanzia, ricatta l’America minacciando di far saltare i colloqui di pace; il confusionario Trump – un vero imbroglione – non sa che pesci prendere, e comunque preferisce che i terroristi continuino a lanciare ogni giorno decine di razzi su Israele, piuttosto che difendere un suo alleato storico. Ma con Andrea era giusto un approccio più didascalico.

Siamo partiti dalla sua curiosità: “L’Iran e Israele si odiano da sempre?”. Gli ho risposto di no. Non confinano nemmeno, ci sono migliaia di chilometri tra i due paesi e, fino al 1979, facevano persino affari insieme. L’odio è nato per un motivo preciso: quell’anno a Teheran hanno preso il potere gli Ayatollah, estremisti religiosi seguaci dell’Islam, oscurantisti e sanguinari. Per tenere in piedi la loro feroce dittatura, avevano bisogno di un nemico perfetto da indicare al popolo. E hanno scelto Israele: uno Stato ebraico, libero e democratico nel cuore del Medio Oriente. Un’infezione intollerabile, per dei fanatici tagliagole. Però l’Iran è fanatico, ma non stupido. Sa da sempre che Israele ha un esercito fortissimo ed è alleato dell’America.

L’Iran e l’Anello di Fuoco

Se l’Iran avesse dichiarato una guerra aperta, sarebbe stato distrutto. Cosa si sono inventati allora gli Ayatollah? Ho fatto ad Andrea l’esempio del bullo della scuola: immagina un prepotente che vuole riempire di botte un ragazzino, ma teme l’espulsione dal preside. Cosa fa? Paga dei teppistelli, regala loro dei bastoni e dice: “Circondatelo e picchiatelo tutti i giorni. Se reagisce, vi proteggo io”. L’Iran ha fatto esattamente questo. Ha creato quello che in geopolitica si chiama “L’Anello di Fuoco”, armando e finanziando gruppi terroristici posizionati sui confini israeliani: Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen. L’Iran sta comodamente a casa sua e usa da anni queste “milizie per procura” per terrorizzare gli israeliani.

Ma come ha fatto l’Iran a trovare così facilmente milizie disposte a combattere Israele? Ho spiegato ad Andrea che la strategia degli Ayatollah ha funzionato perché ha sfruttato un odio preesistente. Fin dal 1948, infatti, quando l’Onu ha fatto nascere Israele, la gran parte del mondo arabo non ne ha mai accettato l’esistenza. Il giorno dopo la proclamazione dello Stato ebraico cinque eserciti arabi lo attaccarono per cancellarlo, ma Israele resistette. Ci riprovarono nel 1967 e nel 1973, senza mai ottenere risultati. Poi, una volta capito che con gli eserciti regolari non avrebbero vinto, i nemici di Israele sono passati alla guerra di logoramento contro i civili.

Dalla guerra al terrorismo ai bunker sotto casa

L’Iran si è semplicemente inserito in questo solco, diventando il grande finanziatore e regista di un terrorismo che prima usava i kamikaze e oggi i missili, con oltre 40.000 razzi lanciati contro Israele solo dal 2001 a oggi. Questa strategia del terrore ha avuto il suo culmine il 7 ottobre 2023, quando Hamas è entrata nelle case israeliane massacrando civili disarmati. La reazione israeliana non si è fatta attendere, ma l’Occidente da quel momento ha preferito riempirsi la bocca di slogan pro terroristi, invece di provare ad immaginare cosa significhi vivere come vivono da decenni gli israeliani. Che cosa significa per ogni cittadino dover costruire la propria casa con annessa una stanza-bunker blindata. Quando suona la sirena hai pochi secondi per chiuderti lì dentro con i tuoi figli e sperare che un missile non vi cada in testa. Per loro, da decenni, è la normalità quotidiana. Ho dovuto dirlo, ad Andrea. Non lo sapeva. Non lo sa nessuno, dalle nostre parti.

L’uranio arricchito e il bombardamento mediatico

A questo punto mio nipote mi ha chiesto: «Ma perché da qualche mese c’è uno scontro diretto anche con l’America?». I motivi sono due, gli ho detto. Il primo è che l’Iran, vedendo le sue milizie terroriste in difficoltà dopo la reazione israeliana, ha fatto il passo oltre la guerra per procura, lanciando missili contro navi commerciali e attaccando basi americane. Il secondo, il più pericoloso, è l’”uranio arricchito”, il materiale indispensabile per costruire la bomba atomica. L’Iran lavora da anni di nascosto per fabbricarne una. Mettere un regime simile, che invoca apertamente la cancellazione di Israele, in possesso dell’arma più distruttiva del mondo sarebbe un incubo globale. Per questo America e Israele non potevano restare a guardare. Anche se ora Trump arretra e Israele resta a combattere da solo.

Ma a questo punto ho fatto io ad Andrea un’ultima domanda: cosa deve fare una Nazione a cui rifiutano il diritto di esistere dal 1948, a cui massacrano i cittadini in casa e tirano migliaia di missili sulla testa? Arrendersi o difendersi con la forza? Andrea non ha avuto esitazioni a dire che Israele deve difendersi. Anche se da domani il bombardamento mediatico non gli risparmierà nuovi fantasiosi particolari della Grande Bugia su Israele che ha ormai infettato l’intero Occidente.