Peppino Calderisi è uno dei massimi esperti in materia di riforme istituzionali, e in particolare di leggi elettorali. Lo si è visto bene all’opera in Parlamento, e successivamente come saggista e animatore politico. Non essendoci dubbi sul fatto che Calderisi padroneggi la materia come pochi altri, ogni suo lavoro va preso molto seriamente. Ed è soprattutto il caso di “Storia di una riforma mai nata – Quarant’anni di vani tentativi di rinnovare le istituzioni” (con prefazione del Presidente emerito della Corte costituzionale Augusto Barbera, ed. Rubbettino).

Pare allargare le braccia, Calderisi, che nonostante tutto continua a battersi per riforme serie: malgrado tanti tentativi, per esempio, le leggi elettorali continuano a non funzionare. Per farne un altro: il bicameralismo perfetto, con due Camere che fanno esattamente le stesse cose. Più in generale, il sistema si presenta debole, esposto alle scorribande di populisti e demagoghi di ogni tipo. L’ex parlamentare rievoca mille conati riformistici di questi decenni, da quando Bettino Craxi pose il tema della “Grande riforma”. Poi vennero la Commissione bicamerale Bozzi nella quale De Mita, Ruffilli, Pasquino proposero una legge elettorale con il premio di maggioranza. Ma non se ne fece nulla. La crisi degli anni Ottanta-primi Novanta condusse alla fondazione di un bipolarismo senza le regole del bipolarismo: avemmo certo, grazie al “Mattarellum”, la stagione dell’alternanza, «ma non siamo riusciti a riformare la Carta e a chiudere la transizione per una matura democrazia maggioritaria. Le uniche riforme realizzate sono state quelle dell’elezione diretta dei Sindaci e dei Presidenti di Regione. A livello nazionale non siamo invece riusciti a rivedere la forma di governo per conferire all’esecutivo i poteri di cui dispongono le altre cancellerie europee, né siamo riusciti a superare “l’assurdo e ingombrante” bicameralismo paritario». Dopo ancora abbiamo visto dinamiche contraddittorie «ma non sappiamo se questa fase potrà proiettarsi nel più lungo periodo, soprattutto di fronte ai profondi cambiamenti geopolitici, economici e tecnologici che hanno messo in crisi le democrazie occidentali».

Adesso, la fase è così tratteggiata: «Dopo quasi un decennio, il fenomeno populista si è relativamente depotenziato, messo alla prova dalla responsabilità governativa attraverso esecutivi di coalizione (anche se scaricando costi rilevanti sulla finanza pubblica), ma non è affatto scomparso e pervade ancora larghi tratti del nostro sistema politico e nessuno è in grado di assicurare che non si ripresenti, magari più forte di prima. La dinamica bipolare ha ripreso corso, anche se per le categorie della politica “classica” sarebbe problematico considerare come “coalizione” un insieme di forze politiche che non hanno posizioni unitarie in tema di politica estera, difesa e collocazione internazionale dell’Italia. Anche per questo, ancora una volta, non è detto che ci si trovi di fronte a una novità stabile».

Per Calderisi dunque «l’esigenza delle riforme è rimasta, anzi si è rafforzata. Ma le riforme non si riescono a realizzare» né per via parlamentare né per via referendaria. Appunto, questa è la storia di una riforma mai nata (e di tanti tentativi morti). Il volume di Calderisi è documentatissimo e anche ricco di aneddoti su questi lunghi anni di discussioni rimaste sulla carta o finite nel cestino.