Un sistema ordito da imprenditori e giudici in servizio al Tribunale e alla Procura di Trani che avrebbe previsto da un lato il pagamento di somme di denaro o l’elargizione di altri favori e regali (orologi d’oro, gioielli, viaggi, ristrutturazione di case, cene ecc.) e dall’altro l’insabbiamento o il rallentamento di inchieste oppure l’emissione di sentenze favorevoli in processi penali e tributari. I principali organizzatori sarebbero stati, secondo l’accusa, un ex magistrato e un ex giudice, Antonio Savasta e Michele Nardi. Oggi la sentenza nel processo con rito abbreviato svoltosi davanti al gup, Cinzia Vergine, del tribunale di Lecce, competente a giudicare fatti riguardanti colleghi in servizio nel distretto della Corte di Appello di Bari. L’inchiesta era stata condotta dai carabinieri del comando provinciale di Bari. La condanna più pesante per l’ex magistrato in servizio a Trani, Antonio Savasta, arrestato il 14 gennaio del 2019 mentre ormai lavorava al tribunale di Roma: dieci anni (mentre l’accusa aveva chiesto 8 mesi in più).

L’ex pm, che ha scelto insieme ad altri quattro imputati il rito abbreviato, si trova ai domiciliari dal 29 marzo dell’anno scorso. Ha fatto delle ammissioni ma evidentemente il gup non l’ha ritenuta una vera e propria collaborazione e, per questo, non gli avrebbe concesso attenuanti. Le altre condanne di oggi hanno riguardato un altro ex pm in servizio a Trani, Luigi Scimè, accusato di corruzione in atti giudiziari (4 anni di reclusione mentre la richiesta dell’accusa era leggermente più alta). Ora è in servizio a Salerno. Condanne anche per due avvocati (Ruggiero Sfrecola e Giacomo Ragno, rispettivamente a 4 anni e 4 mesi e a 2 anni e 8 mesi) e per un immobiliarista barlettano (Luigi D’Agostino a 4 anni). Sono state le dichiarazioni di alcuni imprenditori, in particolare quelle di Flavio D’Introno, a svelare il “sistema” Trani. Questi avrebbe pagato per tentare di evitare una condanna per usura.

Contemporaneamente, sempre a Lecce, è in corso il processo con rito ordinario a carico di Michele Nardi (ex gip di Trani, anche lui in servizio a Roma al momento dell’arresto) che è rimasto detenuto in carcere per quasi un anno e mezzo fino a qualche settimana fa, unitamente a Vincenzo Di Chiaro, ispettore polizia già in servizio a Corato, prima della concessione per entrambi degli arresti domiciliari. Nel processo “tradizionale” ci sono altri tre imputati, l’avvocato Simona Cuomo, Gianluigi Patruno, gestore di una palestra e Savino Zagaria, ex cognato di Savasta. Le accuse nei confronti di quest’ultimo, come per Nardi, erano tra le più pesanti: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e falso. E non solo: rispondeva anche di truffa, calunnia, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale, falso in atto pubblico, induzione a rendere false dichiarazioni all’autorità giudiziaria. Avrebbe intascato tangenti nel periodo tra il 2014 e il 2018. L’imprenditore barlettano Gigi D’Agostino avrebbe pagato Savasta per evitare il coinvolgimento in una inchiesta. Anche Scimè è accusato di aver intascato mazzette.