Il grido di dolore lanciato dal Fatto Quotidiano contro la sentenza della Corte Costituzionale sull’ergastolo ostativo è ora condiviso dalla prestigiosa firma del dott. Gian Carlo Caselli.  L’appello, come abbiamo già avuto modo di ricordare, invita il Legislatore ad adottare iniziative che di fatto sterilizzino quel comando del Giudice delle Leggi, per sua natura (costituzionale) inappellabile e tanto meno “governabile”, in un modo o nell’altro, dal Legislatore, come sorprendentemente e del tutto incomprensibilmente i firmatari sembrerebbero pretendere.  A prescindere infatti dalle regole costituzionali ed istituzionali, che all’evidenza l’appello considera carta straccia, ancora non abbiamo capito cosa dovrebbe fare il Legislatore, compulsato dai totmila Indignados. Vediamo se ci aiuta il dott. Caselli.

L’ex Procuratore capo di Palermo, rilanciando una inchiesta giornalistica (del Fatto Quotidiano, manco a dirlo) ci racconta come e qualmente i mafiosi da decenni -la faccio breve- ambiscano strategicamente ad un riconoscimento della dissociazione dalle cosche di appartenenza, al fine di ottenere benefici e dunque proseguire i loro traffici criminali. Colta l’allusione? Benefici uguale favore alla Mafia; sentenza della Corte Costituzionale uguale favore alla Mafia. Nulla di nuovo, lo spartito è sempre quello ed il disco è rotto. Ormai non si argomenta più, si allude. Non si sviluppa un discorso, si ammicca. Intervenga il Legislatore! Per fare cosa? Boh. E cosa c’entra il tema della dissociazione con la decisione della Corte Costituzionale? Vattelapesca. Il dott. Caselli comprende di dover dare una spiegazione plausibile a quella troppo generica allusione, ma il risultato è francamente disarmante. «Ora, anche alla luce di tali significativi precedenti (cioè i vari tentativi dei mafiosi di vedersi riconoscere le dissociazioni farlocche, n.d.r.) è facile prevedere che la sentenza della Consulta sull’ergastolo ostativo potrà obiettivamente prestarsi ad iniziative pensate con riferimento ad “aperture” ricollegabili alla dissociazione». Proprio lineare non direi, ma ci provo. Una sentenza della Corte Costituzionale, che non si occupa di dissociazione dalla criminalità organizzata, e che soprattutto non è stata ancora scritta nelle sue motivazioni, potrebbe dare la stura ad iniziative (di chi? Quando? Dove? Perché?) volte a realizzare il sogno fino ad oggi abortito dei mafiosi: la dissociazione, comoda gherminella per evitare la collaborazione e passare all’incasso del beneficio.

E il nesso con la sentenza quale sarebbe? Sentite qua: «infatti, per l’estensione della possibilità di futuri benefici ai mafiosi ergastolani irriducibili, in quanto non pentiti cioè non collaboranti, si richiede (da parte della sentenza, n.d.r.) l’acquisizione di «elementi tali da escludere sia l’attualità della partecipazione alla associazione criminale, sia più in generale il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata». Esattamente. E allora? Ma è tutto chiaro, per il dott. Caselli: «Di sicuro qualcuno vorrà sostenere che la semplice dissociazione integra detta acquisizione».  Ecco un esempio fulgido delle poderose ragioni che legittimano l’entusiastica adesione all’Appello degli Indignados. Non conosciamo ancora le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, siamo già certi, dal principio anticipato dallo Corte, che il tema della dissociazione non c’entri nulla, ma «di sicuro qualcuno vorrà sostenere» che ora tocca dare credito alle dissociazioni farlocche. E questo -ci assicura il dott. Caselli- è «un ottimo motivo per aderire all’appello… affinché il Parlamento approvi, per decreto legge, una norma che impedisca ai mafiosi di truffare lo Stato». Finalmente abbiamo capito cosa dovrà fare il Legislatore: un decreto legge, articolo unico «È fatto divieto ai mafiosi di truffare lo Stato ottenendo permessi ed altri benefici senza meritarli». Caspita, non ci avevo pensato. Sono folgorato dalla profondità di questa proposta, a volte le grandi riforme stanno lì dietro l’angolo, e nessuno le sa cogliere. Approviamola subito, e la questione è risolta.  Per fortuna, ci pensano gli Indignados, che vegliano su di noi e rimediano -con norme semplici ma straordinariamente efficaci- agli strafalcioni della Corte Costituzionale, ed alla fanciullesca sprovvedutezza dei Tribunali di Sorveglianza e delle informative delle Distrettuali Antimafia. Quasi quasi firmo anche io.

Gian Domenico Caiazza

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