Non è il momento delle riaperture. Altro che riapertura dei ristoranti a cena, almeno in Zona Gialla, come chiede la destra, in particolare la Lega: il picco dei contagi e la diffusione della variante inglese sul territorio potrebbero colorare di arancione e di rosso l’Italia nelle prossime settimane. Un rischio altissimo. “Visto la situazione che c’è, l’aumento dei contagi e le situazioni critiche in diverse province, non è assolutamente il momento di parlare di aperture, anzi bisogna, dove necessario, mettere in atto misure restrittive maggiori”, ha dichiarato l’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola a SkyTg24. “Se non si considera l’espetto economico direi di fare tre settimane di lockdown e andare avanti con le vaccinazioni, però l’aspetto economico c’è. Considerando anche questo probabilmente la strada migliore è quella di intervenire, dove i contagi salgono, con lockdown mirati”.

Ed è questa un po’ la strategia che sta attuando l’Italia, sulla scorta del sistema dei colori introdotto nel dpcm di inizio novembre. Oggi altre tre Regioni dovrebbero passare in fascia arancione: Lombardia, Piemonte e Marche; si aggiungeranno all’Emilia Romagna, alla Liguria, alla Provincia Autonoma di Trento, alle Marche, alla Toscana, al Molise, alla Campania. Diverse altre province sono intanto rosse, prevalentemente in centro Italia. Ieri il bollettino ha registrato 20mila nuovi positivi al coronavirus.

L’epidemia, a un anno dall’esplosione in Italia, preoccupa perché evolve in modo imprevedibile. Per Viola è tuttavia presto per parlare di terza ondata: “Nel Paese la situazione è stata stabile fino all’ultima settimana, quando si è cominciato a vedere un aumento dei contagi. È presto per dire se è una terza ondata o se sono oscillazioni che si manterranno più o meno piatte, che saliranno e scenderanno ma senza un picco. Questo dipenderà anche dalle misure che verranno messe in atto. Se a questo trend di aumento reagiamo mantenendo tutto come adesso, è facile che una terza ondata arrivi. Se interveniamo con misure più restrittive si può tamponare ed evitare di avere di nuovo un picco importante”.

Ormai saltata, per l’immunologa, l’immunizzazione del 65-70% della popolazione italiana entro l’estate. Se ne parla in inverno. Azzardata invece la strada intrapresa dal Regno Unito, e caldeggiata anche dal Presidente del Consiglio Mario Draghi in Consiglio europeo, di somministrare a tutti una prima dose di vaccino. “È un gravissimo errore, così come è stato un grave errore quello del Regno Unito. Non possiamo giocare a dadi con la salute delle persone, ci dobbiamo basare sui fatti – ha osservato Viola – Abbiamo vaccini con un’efficacia altissima, che mantengono il titolo anticorpale alto a lungo, però devono essere somministrati nel modo giusto. Se abbiamo fretta rischiamo di non proteggere le persone e facilitare la generazione di varianti”.

Viola ha spiegato la sua posizione: “L’idea di vaccinare con una sola dose è un’idea intuitiva, ma non è in questo momento supportata da dati scientifici. Non ci sono dati solidi che con questo sistema possiamo davvero proteggere i cittadini non solo dal sars-cov2 originario, ma anche dalle sue varianti, e non sappiamo per quanto tempo li proteggiamo. Ci sono seri dubbi, che dicono che, se noi generiamo un’immunità insufficiente a bloccare la replicazione del virus nella popolazione, possiamo favorire lo sviluppo di varianti”.

Vito Califano