La revoca delle concessioni ad Autostrade? Per il Governo i giochi sono fatti. L’indiscrezione è riportata questa mattina dal quotidiano ‘La Stampa’ con un titolo che non lascerebbe scampo a dubbi: “Autostrade, il governo ha deciso: sarà revoca”. Nell’articolo il quotidiano torinese scrive che l’iniziativa dovrebbe essere presa già nel consiglio dei ministri di venerdì, o al massimo in quello successivo. “Ormai Giuseppe Conte è deciso – scrive il giornale – Luigi Di Maio è convinto che il premier non retrocederà. Nel Pd invece ci sono molti più dubbi, anche su quando sia più opportuno uscire con la notizia, se prima o dopo il voto in Emilia-Romagna, per non dare a Matteo Renzi un argomento che lo aiuti a fare il guastatore alla vigilia del voto”.

LE ACCUSE DI RENZI – Ai due estremi ci sono però le posizioni del Movimento 5 Stelle, che vuole dire addio alla società dei Benetton, e Italia Viva, che invece vuole aspettare l’esito dei processi. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha spiegato nuovamente la sua posizione in un’intervista ad ‘Avvenire: “I 43 morti del ponte di Genova sono dei macigni nel cuore. Ma la giustizia è una cosa seria, non è il bar dello sport. Anche secondo me le responsabilità di Autostrade sono evidenti. E il contratto firmato dal governo Berlusconi nel 2008 è eccessivamente vantaggioso per Autostrade. Tuttavia, quando ci sono contratti firmati servono fatti precisi e atti corretti per revocare la concessione. Altrimenti si finisce cornuti e mazziati, con lo Stato che dovrà pagare la penale ad Autostrade. A me sembra assurdo“.

IL PROBLEMA CON GLI INVESTITORI STRANIERI – E il suo collega Luigi Marattin di Italia Viva lancia un allarme, in un’intervista a Bloomberg, su quelle che sarebbero le conseguenze di una eventuale revoca delle concessioni ad Autostrade sul rapporto, già non idilliaco, tra l’Italia e la comunità degli investitori internazionali. Marattin prende di mira il decreto Milleproroghe approvato a dicembre, che contiene disposizioni per facilitare la revoca del contratto. I cambiamenti delle regole, spiega Marattin, “sono un segnale di poca credibilità per lo Stato, qualunque sia il potenziale investitore con cui si appresti a raggiungere un accordo sulle concessioni, che sia italiano o straniero. Noi vogliamo che (quelle disposizioni) vengano rimosse”. Le regole di cui parla Marattin, soggette a decadere a meno di un’approvazione da parte del Parlamento attesa per il prossimo mese, riducono retroattivamente la penale che il governo dovrebbe pagare in caso di revoca delle concessioni. Ciò significa che la penale che l’esecutivo Conte bis dovrebbe pagare ad Autostrade potrebbe scendere da un valore stimato in 20 miliardi di euro a 6 miliardi di euro circa.