L’Italia continua ad avere una straordinaria capacità di sorprendere, soprattutto quando smette di dubitare di se stessa. Il nostro Paese possiede una qualità che nessun indicatore economico riesce fino in fondo a misurare: la capacità delle sue persone di mettere insieme intelligenza, creatività, adattamento, gusto, tecnica e quella ostinazione nel trovare una soluzione anche quando una soluzione apparentemente non esiste. Il vero interrogativo politico non è perché gli italiani non siano abbastanza competitivi. È perché troppo spesso l’Italia renda così faticoso esserlo. Da liberale penso che da qui debba ripartire la politica. È la grande intuizione sulla quale Silvio Berlusconi costruì Forza Italia: fidarsi delle persone, dell’impresa, del merito, dell’iniziativa privata, della voglia di migliorare la propria condizione. Non considerare il successo una colpa e non guardare chi crea lavoro come qualcuno da mettere sotto tutela.

Antonio Tajani ha avuto il merito, in questi anni, di custodire quella cultura politica senza trasformarla in nostalgia. Ha tenuto Forza Italia saldamente dentro una cultura europea, liberale e popolare, facendone una forza responsabile di governo e mantenendo insieme ciò che talvolta la politica considera incompatibile: impresa e solidarietà, mercato e coesione sociale, libertà e sicurezza, interesse nazionale ed Europa. In Campania Fulvio Martusciello ha scelto di condensare la proposta politica di Forza Italia intorno a tre S: Sicurezza, Sviluppo, Sanità. La sicurezza non è soltanto ordine pubblico. È libertà. Lo sviluppo non è una percentuale del Pil. È la possibilità di costruire un futuro. Infine la sanità. La più delicata delle tre S, perché è quella che tocca più da vicino la vita concreta delle persone. La qualità di uno Stato si misura anche nella capacità di garantire cure tempestive e accessibili, senza costringere i cittadini a trasformare una malattia in un percorso a ostacoli. Non possiamo accettare un’Italia nella quale la possibilità di ottenere rapidamente una diagnosi o una cura cambi in maniera sostanziale a seconda del luogo in cui si vive.

Le tre S, dunque, non sono tre temi separati. Si tengono insieme. Senza sicurezza diminuiscono investimenti e libertà. Senza sviluppo vengono meno le risorse per sostenere i servizi pubblici e le nuove generazioni se ne vanno. Senza una buona sanità lo sviluppo perde la sua dimensione umana e aumenta la distanza tra cittadini che formalmente possiedono gli stessi diritti ma concretamente non sempre le stesse opportunità. Per questo ciò che stiamo mettendo a fuoco in Campania può avere un significato nazionale. L’Italia non ha bisogno di essere rifondata ogni cinque anni. Ha bisogno di funzionare meglio. Ha bisogno di liberare energie, accorciare distanze, premiare chi produce, proteggere chi è fragile e soprattutto smettere di disperdere il talento che già possiede.

La linea che Tajani sta portando avanti ha proprio questo valore: rappresentare quella parte larga del Paese che non chiede alla politica di promettere l’impossibile, ma pretende istituzioni serie, servizi efficienti, libertà economica, sicurezza, opportunità e protezione nel momento della fragilità. Martusciello ha tradotto questa impostazione, in Campania, nelle tre S. Io aggiungerei idealmente una quarta parola, che non comincia con la stessa lettera ma tiene insieme tutte le altre: fiducia. Fiducia negli italiani. Non dobbiamo insegnare agli italiani come diventare migliori. Dobbiamo costruire un Paese che finalmente permetta loro di dimostrare fino in fondo quanto già valgono.