Un sacerdote di 51 anni, Roberto Malgesini, è stato ucciso ieri mattina a Como a coltellate. Don Roberto da diversi anni si occupava soprattutto di assistere e difendere i migranti, i “clandestini”, i poveri. Anche ieri mattina aveva preparato le colazioni da distribuire ai senzatetto. Qualche minuto dopo le sette, in piazza san Rocco, è stato aggredito alle spalle e ucciso. Sembra che il colpo decisivo sia stato quello al collo. Probabilmente è morto in pochi minuti. Non si conosce un motivo plausibile per questo delitto. Pare che l’assassino sia un tunisino di 53 anni che don Roberto aveva sempre aiutato. Si è costituito. Probabilmente il delitto è senza movente, cioè, il movente è la follia. Il Vescovo ha commentato descrivendo Malgesini come il “Santo della porta accanto”. È una bella immagine.

Magari molti di noi, non credenti, possono non usare la parola santo, però chiunque l’ha conosciuto lo descrive come una persona e un sacerdote straordinario. Capace di amare gli altri, di dedicarsi a loro, con un senso fortissimo della giustizia, con una fede vera nei valori cristiani: uguaglianza, fratellanza, solidarietà, carità. Credeva così tanto nella sua missione, o nel suo lavoro se vogliamo usare un linguaggio molto laico, da essere arrivato al punto di dare la vita. Sarebbe bello, almeno per un giorno, tenere i commenti rasoterra. Inchinarsi di fronte al ricordo di questa persona fantastica e basta. Purtroppo non è possibile.

Il mondo politico, talvolta, non sa tacere quando deve tacere. Anche ieri Matteo Salvini, che è il leader di quello che i sondaggi dicono sia il primo partito italiano, ha voluto rilasciare commenti rivolti contro i profughi e gli immigrati irregolari. Cioè quelli per i quali lavorava Roberto. È una cosa molto triste. Ci fa capire che qui in Italia esistono mondi lontanissimi. Chi lavora in silenzio, faticando duro, rischiando la pelle, e non fa propaganda. E chi crede che la propaganda sia il sale e scopo della vita. Peccato.