Ma chi è veramente il nuovo presidente e chi è stato veramente Orbán?
Magyar, volto del restauro ma le cose cambieranno in Ungheria? Le sue posizioni su Ucraina ed energia potrebbero riservare delle sorprese
Quello del nuovo Presidente è un profilo europeista, ma sempre conservatore.
Il dibattito fra tifosi che da qualche anno caratterizza la politica europea non risparmia neanche le elezioni ungheresi. Se dunque risulterà probabilmente positiva l’alternanza al vertice del Governo ungherese meglio non assecondare completamente i “cori da stadio” che definivano Viktor Orbán un dittatore e vedono in Peter Magyar un’assoluta novità di ispirazione riformatrice.
Il Presidente uscente ha sicuramente un carattere particolare e indubbiamente ha portato il Paese verso posizioni ultra conservatrici, ma viene veramente difficile definirlo un “dittatore”. Piuttosto un ultra nazionalista. Lo testimoniano le sue origini alla guida del movimento studentesco del suo paese “Fiatal Demokraták Szövetsége” o i suoi numerosi discorsi in onore dei martiri di Ungheria. Così come la sua prima elezione, già nel 1990, quando veniva definito come l’astro nascente della “euro Ungheria” che da primo Ministro, dal 1998 al 2002, portò alle soglie dell’ingresso nell’Unione europea. Accettò compostamente le pur risicate sconfitte nel 2002 e 2006. Oggi poi, saltando i sedici anni di governo, di cui si è ampiamente discusso in questi giorni, per primo prende atto della sconfitta e si congratula con il vincitore, suo braccio destro fino a due anni fa.
Dall’altra parte c’è il “nuovo”. Peter Magyar, di 18 anni più giovane di Viktor Orbán, figlio della generazione Erasmus e dunque inevitabilmente filoeuropeo. Nel 2009 approfondì le conoscenze europee trasferendosi a Bruxelles con la moglie, che sarebbe diventata la consigliera politica di Janos Ader, allora deputato europeo e poi Presidente della Repubblica dal 2010 a 2022 nelle file del Fidesz di Viktor Orbán. Da allora in poi Magyar alternò cariche pubbliche, quale la presenza nella rappresentanza a Bruxelles del suo Paese durante la presidenza ungherese o l’incarico presso l’ufficio del primo Ministro, Orbán ovviamente nel 2015, a incarichi più strettamente manageriali: la direzione legale UE della Banca europea dello sviluppo e altre imprese d’interesse statale, sempre all’ombra del Presidente “dittatore”.
Dobbiamo quindi dare per presupposto che la “dittatura” di Orbán è iniziata solo nel febbraio 2024, quando Magyar ha lasciato tutte le cariche pubbliche, preparandosi a fondare il suo nuovo partito in vista delle elezioni europee del 2024. Questo ha scalato i sondaggi quasi fino al 15% e poi fino al 20% e oltre ancora alle elezioni europee del giugno 2024, nelle quali Magyar viene trionfalmente eletto. Ora, recuperando un po’ di equilibrio, dobbiamo ricordare che, nel 2024, il governo di Orbán era già ampiamente criticato per pesanti infrazioni al “Rule of law” e lo sganciamento di Magyar e dei suoi è avvenuto in singolare coincidenza con le elezioni europee e la presidenza di turno dell’Unione da parte ungherese. Quella stessa Unione che oggi plaude a una nuova primavera, ma che da poche ore ha scoperto che la posizione di Magyar su Ucraina ed energia non sarà poi tanto diversa da quella del suo primo capo.
Allora forse potrebbe essere accaduto che il sistema economico e sociale ungherese, resosi conto dell’esaurirsi del carisma del “vero/finto dittatore” abbia optato per il cambio di cavallo più digeribile per l’Unione pescandolo negli stessi ambienti di Orbán, ma puntando su gioventù, freschezza ed esperienza finanziaria, anche allo scopo di sostituire una classe amministrativa stanca e presentarsi a Bruselles per sbloccare i fondi e riaccreditarsi presso quel PPE che vedeva nello stesso Orbán uno dei suoi qualificati soci. Una meravigliosa ed encomiabile operazione di restauro di cui solo l’ingenuo Vance non ha colto la portata. Possiamo dunque concludere che non solo i dittatori ma neanche gli americani sono più quelli di una volta.
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