I tempi lunghi della Giustizia si ripercuotono sui detenuti con critiche condizioni di salute. E a peggiorare il quadro della situazione è la variante omicron che entra nelle carceri. È questo il dramma di Bruno che da un mese è recluso a Rebibbia, nonostante le sue critiche condizioni di salute e il rischio Covid.

Bruno ha 87 anni, è diabetico, ha avuto un tumore al pancreas e da ottobre convive con un ospite indesiderato: un nodulo di sette millimetri al polmone sinistro. Il detenuto, residente a Roma e padre di due figli, è in attesa di essere mandato a casa, agli arresti domiciliari. Ma la burocrazia è lenta e nonostante i solleciti della Garante dei detenuti di Roma, Gabriella Stramaccioni, il pensionato è ancora a Rebibbia. Per il reato per il quale è stato condannato non sono previste misure alternative al carcere.
L’unico motivo per cui Bruno può uscire dall’istituto penitenziario è il suo stato di salute, che lo rende incompatibile con il sistema carcerario.

Bruno è stato condannato lo scorso 14 dicembre dalla Corte di Cassazione a cinque anni di reclusione. Il 16 dicembre il suo ingresso nel carcere romano, dove è rimasto in quarantena per il Covid-19 fino a Capodanno. Poi è stato spostato nel reparto G9.
Dopo un mese di attesa, il pensionato è stato visitato lo scorso venerdì: il certificato medico, che dà conto del suo stato di salute, è stato spedito al tribunale di Sorveglianza. Per ottenere gli arresti domiciliari si attende solo il parere del Tribunale di sorveglianza che però non arriva, come spiega il legale del pensionato Mario Miano, ripreso da Repubblica.

Ma bisogna fare in fretta, prima che per Bruno sia troppo tardi.

Redazione