Scudo penale sì, anzi no. La norma della discordia, che aveva portato le opposizioni a minacciare le barricate, non ci sarà nella manovra. L’emendamento per inserire nella legge di bilancio uno scudo penale per i reati tributari, idea ventilata nei giorni scorsi dal viceministro alla Giustizia, il forzista Francesco Paolo Sisto, è infatti saltata in extremis.

L’ipotesi, su cui aveva messo un freno già a stretto giro il sottosegretario all’Economia Federico Freni era però continuata a tenere banco nelle fila della maggioranza ed oggi era esplosa letteralmente facendo infuriare l’opposizione, stranamente compatta.

Il tutto mentre la maggioranza è tenuta a compiere uno sprint degno di Usain Bolt, il giamaicano re dei 100 metri, per approvare la Manovra da consegnare entro mercoledì alla Camera, quindi al Senato tra il 27 e il 29 dicembre e porre probabilmente la questione di fiducia in entrambi i rami del Parlamento per evitare di sforare l’ultimo dell’anno e cadere nell’esercizio provvisorio.

Possibilità di un voto di fiducia rilanciata anche da fonti del Mef, il ministero dell’Economia e delle Finanze: “Se il Parlamento ritenesse di non modificare la manovra, per il Mef il testo già approvato in Cdm va benissimo e sarà quello presentato in Aula e sul quale si porrà la fiducia, con l’eccezione della riformulazione sul Pos“, trapela dal ministero.

Ma il rischio pantano si è avuto in queste ore sulla questione dello scudo penale, una norma suggerita da Sisto per estinguere i “reati formali” relativi all’omissione della dichiarazione dei redditi o per la dichiarazione infedele per chi avesse deciso di pagare il dovuto al Fisco. Un modo per fare cassa secondo la maggioranza, un mero condono per l’opposizione.

Sulla questione, a tentare di fare chiarezza, è dovuto intervenire uno dei relatori della manovra, Roberto Pella, anche lui di Forza Italia.  “In questo momento stiamo valutando le possibili soluzioni”, aveva risposto alla domanda sulla presenza tra gli emendamenti della norma sullo scudo penale, salvo poi correggersi e sottolineare che nella legge di bilancio non entrerà “alcun emendamento” di questo tipo, nessun condono per i reati fiscali.

Dalle opposizioni si esulta per la marcia indietro della maggioranza e si corre a intestarsi la vittoria. “Il nostro atteggiamento preventivo ha dato i suoi frutti: è una grande vittoria del Movimento 5 stelle. Sorveglieremo affinché non torni di nuovo l’intenzione di ripresentarlo“, dice Giuseppe Conte, leader dei pentastellati, che sulla manovra parla di “presa in giro per il Paese” e di una maggioranza che “rischia di portare il Paese all’esercizio provvisorio”.

Esulta per la “vittoria” anche la capogruppo del Pd alla Camera Debora Serracchiani, che sottolinea come il partito “era stato chiarissimo, di fronte a una forzatura per inserire lo scudo penale nella manovra, avremmo avuto una posizione di enorme rigore e rigidità. Abbiamo chiesto che si rispettassero le opposizioni ma anche il lavoro della commissione Bilancio e lo stesso tenore degli articoli che entrano in commissione. Abbiamo chiesto che venisse espunto anche per facilitare i lavori della commissione e per cercare di capire se la manovra può arrivare nei tempi utili e necessari nonostante i ritardi che sta inanellando la maggioranza. Ci hanno ascoltato, questo è estremamente importante. Speriamo che ora si cominci a lavorare in un altro clima. Perché va migliorata una manovra uscita in modo indecente dal Consiglio dei ministri”.

Redazione

Autore