È Omurbekov Azatbek Asanbekovich il ‘boia’ di Bucha? Il tenente colonnello a capo dell’unità militare 51460, della 64esima brigata di artiglieria motorizzata russa, sarebbe l’equivalente russo di Ratko Mladic, il responsabile dell’eccidio di Srebrenica, non a caso episodio utilizzato come termine di paragone dal capo delegazione ucraino Mikhailo Podolyak.

A fare il suo nome come responsabile del massacro di Bucha, la città a pochi chilometri a nord della capitale ucraina Kiev, teatro dell’orrore di crimini di guerra russi contro civili, sono gli attivisti di InformNapalm, ripresi poi dai principali media ucraini e da Anonymous.

I reporter e volontari di InformNapalm hanno anche trovato e pubblicato via Telegram i dati del comandante dell’unità, rendendo noto anche l’indirizzo email e il numero di telefono di Asanbekovich. “Siamo riusciti a trovare anche l’indirizzo di casa del boia russo”, hanno scritto gli attivisti di InformNapalm. Dai dati emergerebbe un’età di circa 40 anni del tenente colonnello russo.

Omurekov Azatbek Asanbekovich e i suoi uomini sarebbero arrivati in Ucraina dal villaggio di Knyaze-Volkonskoye, nel territorio di Chabarovsk, nell’estremo oriente russo al confine con Cina e Corea del Nord. Secondo InformNapalm erano i militari dell’unità militare 51460 quelli ‘di stanza’ a Bucha: in alcune foto diffuse su Twitter si vedono i membri del battaglione sventolare anche una bandiera della repubblica di Sacha, o Jacuzia, che si trova nella Siberia orientale.

Al momento comunque il governo ucraino non ha confermato le informazioni diffuse da InformNapalm sulla responsabilità del massacro da attribuire a Omurekov Azatbek Asanbekovich e ai suoi uomini.

Contro tale ipotesi vi sarebbe anche la strana scelta da parte del Cremlino di affidare una zona ‘sensibile’ come Bucha, a pochi chilometri dalla capitale Kiev, ad un ‘semplice’ tenente colonnello. Anche la brutalità utilizzata contro i civili, uccisi con le mani legate o trovati morti all’interno di stanze di tortura, sembrerebbe essere più “compatibile” col modus operandi dei miliziani ceceni di Ramzan Kadyrov.

La Russia nega le responsabilità

Dopo la pubblicazioni di foto e video del massacro di Bucha, le principali autorità russe in coro hanno respinto ogni accusa di responsabilità della strage nella città a nord di Kiev. Non solo. Il Cremlino ha anche annunciato un’inchiesta sulle uccisioni di civili, col presidente del Comitato investigativo russo, Alexander Bastrykin, che ha detto che Kiev punta a “screditare” l’esercito russo e che ha fatto circolare informazioni “deliberatamente false” sulle forze armate russe su quanto avvenuto nella cittadina alle porte della capitale e che tutti i materiali, video e foto, sono “provocatori”.

Governo russo che ha chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che tramite portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha accusato Kiev di diffondere fake news con l’obiettivo di “interrompere i colloqui di pace”. “Il significato del crimine del regime di Kiev è l’interruzione dei negoziati di pace e l’escalation della violenza”, ha scritto Zakharova nel suo canale Telegram.

Responsabilità del massacro respinte anche dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: “Respingiamo categoricamente tutte le accuse”, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa. Peskov ha specificato che esperti del ministero della Difesa russo hanno trovato segni di “manomissione dei video” e “falsi” nei filmati che le autorità di Kiev hanno presentato pubblicamente come prova delle atrocità commesse dalla Russia.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia