Potrebbe esserci un prima e un dopo i fatti di Bucha nella guerra in Ucraina. Si racconta sui media internazionali di civili uccisi, corpi per strada, persone con le mani legate dietro la schiena, colpi di pistola alla nuca, stupri. Oltre a edifici bruciati, auto crivellate, case devastate. Sarebbero state lasciate decine di mine sul terreno. E già questo sarebbe un crimine di guerra in quanto compiuto in zone civili e non militari. L’accusa è quella che rimbalza più spesso in queste ore tra cancellerie e media occidentali. La Russia ha negato il massacro e parlato di video falsi e fake news.

Le accuse sono esplose domenica, al momento difficilmente verificabili nella loro interezza. Bucha è una cittadina a 37 chilometri a nord ovest di Kiev. La attraversa la strada principale che collega la capitale dell’Ucraina con i territori al confine con la Bielorussia. Punto strategico, nelle intenzioni di Mosca, per accerchiare la capitale. L’esercito russo vi era rimasto per cinque settimane di occupazione. Era stata una delle prime città, a fine febbraio, a essere conquistata dai russi. Corpi per strada, cadaveri in decomposizione, una grande fossa comune nel giardino della chiesa ortodossa della cittadina, persone nascoste negli scantinati: questi i resoconti dei giornalisti dei media internazionali inviati sul posto.

I testimoni hanno raccontato che le violenze e le esecuzioni sommarie sarebbero cominciate già nei primi giorni di occupazione. Le strade erano pattugliate e presidiate dai russi. Il Guardian ha raccolto il racconto di un insegnante di arti marziali che ha detto di aver visto un uomo anziano che stava attraversando la strada con la moglie, quando ha risposto ai militari gli hanno sparato e lo hanno ucciso. Anche nelle ricostruzioni del New York Times si racconta di violenze praticamente indiscriminate. L’inviato dell’Economist, uno dei primi media arrivati sul posto, ha raccontato di corpi circondati da prodotti alimentari, presumibilmente usciti per fare la spesa.

 

Altre testimonianze hanno raccontato di retate per strada e nelle case. Human Rights Watch ha raccontato in un rapporto di esecuzioni sommarie – spari alla nuca a gente inginocchiata e incappucciata – per strada. Si parla di circa 280 corpi seppelliti, secondo quanto riferito dal sindaco Anatoly Fedoruk all’Afp, in una fossa comune nei pressi della chiesa ortodossa della cittadina. Impossibile per il momento dare una stima precisa delle vittime. Il ministero della Difesa ucraino ha pubblicato un video in cui si vedevano diversi cadaveri per strada. La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è detta “scioccata” dai resoconti del massacro e ha chiesto un’indagine indipendente su crimini di guerra. Il Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi: “La crudeltà dei massacri di civili inermi è spaventosa e insopportabile”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito “insostenibili” le immagini.

La Russia ha negato le uccisioni sostenendo che la città fosse stata abbandonata dai russi già mercoledì scorso. Il Cremlino ha negati le uccisioni e definito le foto e i video come una messinscena architettata dall’Ucraina per ottenere ulteriori armi dall’Occidente. “Chi sono i maestri della provocazione? Naturalmente gli Stati Uniti e la Nato”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova alla tv di Stato. “Vorrei sottolineare che nessun civile ha subito violenze quando la città era controllata dalle forze armate russe – ha detto l’ambasciatore russo a New York Anatoly Antonov – Il fatto che le forze armate ucraine abbiano bombardato la città di Bucha subito dopo la partenza delle truppe russe è stato deliberatamente ignorato negli Stati Uniti. Questo è ciò che potrebbe aver causato vittime civili. Detto questo, il regime di Kiev sta chiaramente cercando di incolpare le sue atrocità sulla Russia”.

 

Non mancano le teorie del complotto sui fatti di Bucha: dal canale Telegram del Ministero della Difesa russo e dal sito “Guerra ai falsi” è stata diffusa la ricostruzione secondo la quale in un video si vedrebbero un corpo che prima muove la mano e un altro che si siede appena passa il convoglio. La teoria definisce strategica la pubblicazione in contemporanea delle immagini del massacro sui media internazionali nell’ambito di una campagna mediatica pianificata contro la Russia. La pagina Twitter Aurora Intel fa notare che quella del braccio che si muove è solo un’impressione, si tratta di una goccia sul parabrezza dell’auto da cui è stato girato il video. Smontata anche la teoria del cadavere seduto, un altro corpo rispetto a quello citato dai media russi.

EDS NOTE: GRAPHIC CONTENT – Lifeless bodies of men, some with their hands tied behind their backs lie on the ground in Bucha, Ukraine, Sunday, April 3, 2022. Associated Press journalists in Bucha, a small city northwest of Kyiv, saw the bodies of at least nine people in civilian clothes who appeared to have been killed at close range. At least two had their hands tied behind their backs. (AP Photo/Vadim Ghirda)

Le ricostruzioni giornalistiche invece parlano della città liberata dai russi solo venerdì scorso: una sorta di ritirata, quella delle truppe russe che si stanno riposizionato dalla regione attorno a Kiev per portare l’offensiva nel Donbass e nel sud lungo la costa del Mar Nero. La pioggia caduta in quei giorni avrebbe poi contribuito a far scorrere via parte del sangue intorno ai cadaveri (altro punto sul quale hanno insistito i media russi). L’ultimo aggiornamento delle Nazioni Unite ha riportato 1.417 morti civili e 2.038 feriti dall’inizio dell’invasione, per il difensore civico per i diritti umani Lyudmila Denisova sono stati 161 i bambini uccisi. Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un video messaggio: “Tutti i colpevoli di tali crimini saranno iscritti in un apposito ‘libro dei carnefici’”. Il capo delegazione ucraino Mikhailo Podlyak ha parlato di “nuova Srebrenica del 21esimo secolo”. Solo ulteriori verifiche sul campo e resoconti di media indipendenti potranno fare luce sulla carneficina di Bucha.

 

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.