«Non ci sono elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio». Con queste poche parole è stata disposta nei giorni scorsi l’archiviazione dell’indagine nei confronti di Marcello Grondelli e del padre Ugo, titolari della Spindal, un’azienda di Collecchio in provincia di Parma leader nei trattamenti di dialisi salvavita con circa 2300 pazienti in cura.

I Grondelli vennero arrestati l’8 maggio del 2017 durante una maxi retata condotta dal Nas carabinieri di Parma. Secondo l’accusa, “father and son” come scrissero i giornali, avevano corrotto con una cena in un ristorante tipico e un biglietto aereo Guido Fanelli, primario della terapia del dolore dell’Ospedale di Parma, al fine di favorire la sperimentazione di un loro dispositivo medico, ritenuto dai carabinieri inaffidabile, per la cura della sepsi.
Insieme ai Grondelli furono arrestate altre 17 persone e 75 furono quelle indagate in stato di libertà, soprattutto dirigenti, medici e imprenditori del settore dei farmaci. Fra gli indagati anche il rettore dell’Università di Parma, il medico Loris Borghi, il quale, costretto alle dimissioni, dopo pochi mesi si suicidò tagliandosi le vene sotto un cavalcavia ferroviario alla periferia della città. Diciassette erano state, invece, le aziende del settore farmaceutico coinvolte nel presunto giro di favori. L’inchiesta venne battezzata “Pasimafi” dal nome della barca di Fanelli, ritenuto la mente del sistema criminale. Per arrestare i medici furono impiegati 200 carabinieri, un elicottero e alcune unità cinofile.

Durante la conferenza stampa di rito i militari del Nas dissero, tutto d’un fiato, che era stata smantellata «un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al riciclaggio, nel campo della sperimentazione sanitaria, con lo scopo di favorire le attività di imprese farmaceutiche nazionali ed estere, attraverso la commissione dei reati di abuso d’ufficio, peculato, truffa aggravata e trasferimento fraudolento di valori». Tranne l’abigeato, tutto il codice penale. A coordinare le indagini del Nas, svolte con il massiccio ricorso alle intercettazioni telefoniche, il pm di Parma Giuseppe Amara. Il Nas di Parma già in passato era balzato agli onori delle cronache per brillanti attività investigative finite in una bolla di sapone.

Prima fra tutte l’inchiesta “Camici sporchi” dove i carabinieri avevano ammanettato l’intero reparto di cardiologia dell’ospedale di Modena, ad iniziare dal primario, la professoressa Maria Grazia Modena, con l’accusa di aver effettuato sperimentazioni cliniche senza autorizzazione, installando apparecchiature mediche difettose e falsificando le cartelle cliniche per truffare il Ssn. Le accuse, o a dire il vero le indagini “sperimentali” come scrissero i pm, si rivelarono farlocche in quanto i medici, svanita l’iniziale gogna mediatica, vennero tutti assolti “perché il fatto non sussiste”. Tornando a Pasimafi, invece, dopo mesi di prime pagine – sul sito del Ministero della Salute è ancora ben visibile il comunicato del Nas che reclamizza la sfavillante retata – con la chiusura delle indagini, avvenuta agli inizi del 2018, per 20 persone le accuse vennero subito archiviate. Il procedimento fu quindi spacchettato per competenza in diverse Procure e la posizione dei Grondelli finì a La Spezia. Ricevuto lo zibaldone i pm liguri non hanno trovato alcuna traccia di accordi corruttivi in quanto l’operato della Spindal era stato corretto. Ma non solo: il prodotto medicale ritenuto un tarocco da parte del Nas, oltre ad avere una regolare autorizzazione, aveva validità scientifica ampiamente dimostrata.

«Fin dal momento del mio arresto aveva cercato di far capire ai Nas che avevano preso un abbaglio. Purtroppo è stato necessario che l’inchiesta venisse trasmessa a La Spezia affinché un magistrato si rendesse conto che non avevo corrotto nessuno. La mia unica preoccupazione in questi anni è stata che i pazienti non potessero proseguire le cure visto che la Procura di Parma aveva inizialmente sequestrato tutto», è il commento amaro di Marcello Grondelli. Scuse da parte dei Nas? Assolutamente no. Come capita in queste occasione gli investigatori furono tutti insigniti di encomi assortiti.