Astuta, attenta, pronta a usare i suoi artigli retrattili per afferrare la preda e divorarsela. Insomma Giorgia Meloni, o meglio la gatta di Palazzo Chigi. Nella sua lunga conferenza stampa di inizio anno, la premier, dopo un preambolo dedicato ai giornalisti (“Il rinnovo del contratto non dipende da me”), parte dal suo “piatto” forte: la politica internazionale. E dalla notizia del giorno: la liberazione a Caracas dei primi due italiani, Luigi Gasperin e Biagio Pilieri. Ora si aspetta con ansia il ritorno in Italia del cooperante Alberto Trentini.

“Il governo si occupa di questa vicenda da 400 giorni, continueremo a farlo fino a quando la madre non potrà abbracciare suo figlio”, esordisce la presidente. Spazio al disgelo: “Io sono fiduciosa, considero il segnale dato dalla presidente venezuelana di grande valore”.
Poi è il momento dell’Ucraina. Meloni difende con orgoglio la posizione del governo: “Occorre esserle al fianco, per me l’unico modo di garantire la pace è la deterrenza”. Nessun rimbrotto per il “socio” bastian contrario, Matteo Salvini: “Il dibattito all’interno della maggioranza è su come difendere al meglio l’interesse nazionale”. Pari dignità, l’esecutivo non rischia, come sognano a giorni alterni le minoranze, “Siamo il governo più solido perché abbiamo la maggioranza più solida”.

Nel frattempo arriva la prima zampata ai dem: “Resto dell’idea che non è necessario per l’Italia l’invio di truppe in Ucraina. Ora vedo che nel Pd qualcuno avrebbe cambiato idea al riguardo. Se è così, il Pd presenti una mozione in Parlamento”. Tipico attacco sornione, il sottinteso è perfido: “Se i vostri amici 5 Stelle ve lo permettono”. Poi sposta lo sguardo dall’altra parte dell’emiciclo e punta Roberto Vannacci, il generale pronto a mettere in campo la sua “riserva”: “Si è augurato che il dl Ucraina non passi? Mi stupisce la sua valutazione, i soldati sono i primi a capire quanto le Forze armate siano utili per costruire la pace”. Arriva anche la prima notizia: “Sono sempre stata favorevole alla nomina di un inviato speciale sull’Ucraina”. Un’esigenza che ha una motivazione pratica: “Non bisogna andare in ordine sparso, altrimenti si farebbe un favore a Putin”. Un primo passo verso l’unità europea: parli una voce sola sul dossier più rilevante che passa per le mani delle diplomazie.

Comincia il fuoco di fila di domande sulla politica nazionale. Il “felino” si lecca i baffi, pronto a scattare. Referendum:Il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla”. Deciderà il Consiglio dei ministri del 17 gennaio. Arriva il momento dei giudici: “Spesso rendono vano il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento. Sulla sicurezza risultati insufficienti”. Feroce sulla separazione delle carriere: “Delegittima i magistrati la campagna dell’Anm nelle stazioni”. Esce in chiaro la nuova legge elettorale:Dovrebbe essere un’esigenza condivisa anche da Elly Schlein. Il tema è non solo il rispetto del voto popolare, ma anche la stabilità”. Come finirà? “Faremo tutto il possibile perché la riforma sia condivisa, ma non escludo che si faccia una riforma a maggioranza”, ammette la premier.

Capitolo 2026: “Siamo in dirittura d’arrivo per la presentazione del piano casa: è un progetto molto ampio al quale stiamo lavorando con il ministro Salvini, con la collaborazione del ministro Foti”. In concreto: “L’obiettivo è mettere in campo centomila nuovi appartamenti a prezzi calmierati in dieci anni”. Poi: “Il governo sta lavorando per abbassare i prezzi dell’energia”. Nei progetti per il nuovo anno entra una stretta alle baby gang:Va fatta una legge sui maranza, vieteremo ai minori le armi da taglio”. La “gatta” riprende a giocare con il “topo”: “Considero surreale vedere degli italiani di estrema sinistra che spiegano ai venezuelani cosa vuol dire essere venezuelani”. Qualsiasi riferimento a Maurizio Landini è intenzionale. E che dire di Mohammad Hannoun: “Qualcuno aveva segnalato che questa persona, alla quale si stendevano tappeti rossi, aveva delle posizioni ambigue, per essere gentili”. L’affondo viene subito dopo: “Seguendo quello che la sinistra ha fatto negli ultimi due anni dovrei accusarla di complicità con il 7 ottobre. Sono una persona seria e non lo faccio”.

Il pendolo torna sull’attualità, la strage dei ragazzi in Svizzera. “L’Avvocatura dello Stato, su mandato della Presidenza del Consiglio, si è messa in contatto per seguire le indagini con la procura elvetica e con la procura di Roma, che ha aperto a sua volta un fascicolo”, annuncia la presidente. Mano dura sulle responsabilità: “Se a Crans Montana qualcuno è scappato con la cassa bisogna essere implacabili. Non è stata una disgrazia, ma il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro dovere per fare soldi facili”. Le ultime domande consentono all’inquilina di Palazzo Chigi di calibrare i messaggi. Voglia di salire al Colle? “Mi basta e mi appassiona quello che sto facendo”. Stop alla fantapolitica: Giorgia, per ora, non si trasferisce. Si andrà a elezioni anticipate? “Non è nei miei radar né nella strategia del tremendo Fazzolari”.

Come va con il presidente della Repubblica? “Non siamo sempre d’accordo, ma c’è una cosa che fa la differenza: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando si tratta di difendere gli interessi nazionali c’è”, risponde sincera la leader di Fratelli d’Italia.
Ha paura della famiglia Berlusconi? “Non metto bocca sulle dinamiche interne a Forza Italia. Quello che posso dire è che quello che ha fatto Tajani, insieme agli altri dirigenti di Forza Italia, è un lavoro straordinario”. Infine il siparietto con la giornalista del quotidiano Domani, che le chiede dell’inchiesta che ha coinvolto il suo capo di gabinetto Gaetano Caputi. La presidente le rinfaccia invece un altro “scoop”: quello sull’accatastamento irregolare della sua abitazione. “Non era una grande inchiesta”. La stagione di caccia sta per riprendere, la gatta sul tetto che scotta affila le unghie per aggiudicarsi la prossima impresa.