Lo scaffale
Meno Stato meglio stiamo, un pamphlet turbo-liberale
Meno Stato e meglio stiamo, si potrebbe dire parafrasando Renzo Arbore, ma la questione è serissima. Questo libro di Pietro Lombardi (“Polemiche liberali – A difesa dell’indifendibile”, prefazione di Walter Block, Istituto Liberale) è una piccola “summa” del liberalismo all’ennesima potenza, la teoria politica che esalta la libertà dell’individuo, limita al massimo la presenza dello Stato, esalta il capitalismo come teoria e come pratica. «Se un comportamento non è violento verso terzi e nasce da un accordo volontario tra individui adulti, lo Stato non dovrebbe avere alcun diritto di vietarlo o di punirlo», scrive l’autore. Se voglio andare a vivere nel bosco o in una casa grande come una cuccia per cani debbo poterlo fare: «Non puoi scegliere se quella casa è adatta a te, oppure no, perché lo decide Mamma Stato. L’abitabilità la stabilisce il legislatore, non tu».
Bisogna difendersi dallo Stato: «Abbiamo già accettato troppe imposizioni in nome “del bene di tutti”. È arrivato il momento di dire basta. Ogni passo verso la pianificazione statale è un passo verso l’oppressione». Qui siamo vicino a quella teoria, richiamata da Block, dell’«anarco-capitalismo». In nome della libertà totale, le regole siano ridotte al minimo. Si va oltre, e in un certo senso contro, il liberalismo classico: non a caso viene citato Javier Milei. Lombardi giunge all’estremo. Via la Rai, via le lauree, via il matrimonio e quant’altro “opprima” l’individuo. C’è evidentemente molta provocazione intellettuale, in questo volume, com’è tipico dei liberali di qualunque specie.
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