Una condanna che lascia a bocca aperta, una mano pesantissima che nessuno si attendeva. Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace diventato simbolo dell’integrazione e dell’accoglienza dei migranti, è stato condannato a 13 anni e due mesi di carcere, quasi il doppio rispetto ai 7 anni e 11 mesi chiesti dalla Procura di Locri.

Di fatto il tribunale, presieduto dal giudice Fulvio Accurso, non solo ha ritenuto fondate le accuse della Procura, ma ha ritenuto il comportamento dell’ex sindaco calabrese anche più grave.

E’ questa dunque la sentenza di primo grado per il processo Xenia sui presunti illeciti nella gestione dei migranti. Lucano era sotto processo per le ipotesi di reato di abuso d’ufficio, truffa, falsità ideologica, turbativa d’astapeculato, malversazione a danno dello Stato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Lucano dovrà anche restituire 500mila euro riguardo i finanziamenti ricevuti dall’Unione europea e dal governo.

L’ex sindaco di Riace era accusato di essere il promotore di un’associazione a delinquere che aveva lo scopo di commettere “un numero indeterminato di delitti (contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio), così orientando l’esercizio della funzione pubblica del ministero dell’Interno e della prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti SprarCas e Msna e per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito del Comune di Riace”.

Il pubblico ministero di Locri, Michele Permunian, nel chiedere la condanna aveva invece affermato che “a Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato”.

Lucano venne arrestato nell’ottobre del 2018 nell’ambito dell’operazione Xenia condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla procura di Locri: in 1200 pagine veniva demolito l’intero sistema di accoglienza messo in piedi dal Comune di Riace, un caso di studio in Europa, con Lucano definito “sindaco spregiudicato” per aver favorito “matrimoni di comodo” tra cittadini riacesi e donne straniere e per assegnato il servizio della raccolta dei rifiuti urbani a due cooperative prive di requisiti. Non solo: a Lucano venivano contestato anche un buco di 5 milioni di euro che sarebbero finiti ai privati invece che in politiche per favorire l’integrazione dei migranti.

Le accuse nei confronti di Lucano erano state parzialmente smontate già dal Riesame, che aveva revocato gli arresti domiciliari nei suoi confronti costringendolo però all’esilio dalla sua terra, stabilendo il divieto di dimora a Riace.  Quest’ultimo provvedimento il 26 febbraio 2019 verrà quindi annullato dalla Cassazione, una decisione che tuttavia verrà applicata dal tribunale di Locri solo a settembre.

In particolare la Cassazione nella sua decisione sull’annullamento della misura cautelare scriveva che a Riace Lucano non aveva compiuto alcuna irregolarità nell’assegnazione degli appalti né c’erano elementi per dire che abbia favorito presunti “matrimoni di comodo”. Le  stesse accuse della Procura erano state ‘corrette’ dal gip Domenico Di Croce che nella sua ordinanza aveva ridotto l’associazione a delinquere contestata a Lucano ad un “diffuso malcostume che non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delineate dagli inquirenti”.

Una vicenda “inaudita” secondo Lucano, quella della sua condanna a 13 anni. “Sarò macchiato per sempre per colpe che non ho commesso. Mi aspettavo un’assoluzione”, ha spiegato l’ex sindaco di Riace. Grazie, comunque, lo stesso – ha aggiunto Lucano – ai miei avvocati per il lavoro che hanno svolto. Io, tra l’altro, non avrei avuto modo di pagare altri legali, non avendo disponibilità economica”. A difenderlo in aula c’era l’avvocato ed ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che nel chiedere l’assoluzione con formula piena, riporta Repubblica, aveva definito Lucano “ontologicamente incapace” di agire per guadagno anche solo politico. Fedele “rappresentante dello stato e interprete della Costituzione quando lo stato era assente”.

Parlando poi  LaCNews si sfoga: “Ho speso la mia vita per gli ideali, contro le mafie, ho fatto il sindaco, mi sono schierato dalla parte degli ultimi, dei rifugiati che sono arrivati, mi sono immaginato di contribuire al riscatto della mia terra, è stata un’esperienza indimenticabile, fantastica, però oggi devo prendere atto che per me finisce tutto“.

E di sentenza “abnorme” parlano anche Matteo Orfini, parlamentare del Partito Democratico, e Gennaro Migliore, di Italia Viva. “La abnorme condanna di Mimmo Lucano è tanto grande quanto inattesa. Resto convinto della buona fede e dell’operato positivo di Lucano e confido che i successivi grado di giudizio possano dargli ragione”, dichiara il deputato renziano, mentre per Orfini in attesa delle motivazioni della sentenza “13 anni a Mimmo Lucano a me paiono decisamente una cosa abnorme”.

Di tutt’altro tipo la reazione di Matteo Salvini. Il leader della Lega infatti, dimenticando le recentissime battaglie per il garantismo sia sul referendum che in difesa del suo ex guru social Luca Morisi, indagato per cessione di droga, ha già condannato definitivamente Lucano: “Altro che dare la caccia agli omosessuali nella Lega – scrive su Twitter Salvini – la sinistra in Calabria candida condannati a 13 anni di carcere“.

Poi un secondo affondo sulla questione: “Guadagnava illecitamente su gestione immigrati, 13 anni di condanna al sindaco di sinistra (e candidato in Calabria) Mimmo Lucano, paladino dei radical chic. Giornalisti e politici di sinistra indignati ne abbiamo? No, tutti impegnati a fare i guardoni in casa altrui…“.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia