Il carabiniere che nella notte tra sabato e domenica ha sparato e ha ucciso un ragazzino che lo stava rapinando ora è accusato di omicidio volontario. È un ragazzo di 23 anni. La vittima della sua rivoltella è un ragazzino di 15 anni: si chiamava Ugo Russo. Gli amici di Ugo nella notte di sabato hanno dato l’assalto al pronto soccorso e poi c’è stata una protesta anche davanti alla caserma dei carabinieri dove si era rifugiato lo sparatore.

Come sono andate precisamente le cose lo stabiliranno i magistrati. Bisognerà aspettare l’autopsia e controllare se c’è qualche ripresa buona delle telecamere. Il carabiniere ha sparato tre colpi. Il primo al petto, poi ha sparato ancora due volte, alla testa e al collo. Probabilmente ha avuto paura, ha avuto molta paura, non gli era mai successa una cosa così, oppure un misto di paura e di sicurezza nei suoi mezzi di militare. Il carabiniere giura di essersi qualificato, prima di sparare, e di avere avuto la certezza che il ragazzino aveva messo il colpo in canna, facendo scorrere il carrello della sua beretta, e poi ha detto che la beretta gli era stata puntata alla tempia. La beretta, si è saputo più tardi, era finta. Ugo faceva la faccia feroce da guappo, ma non aveva un’arma. Ha puntato la finta beretta alla tempia, o l’ha solo mostrata? Ha fatto scorrere il carrello per far paura al ragazzotto che si trovava davanti a lui?

Vedremo, vedremo. Per ora abbiamo solo due testimonianze. Quella del carabiniere e quella dell’amico di Ugo, un ragazzetto di appena due anni più grande, 17, che guidava il motorino con il quale è stata tentata la rapina. Più o meno le cose sono andate così. Il motorino si è fermato vicino ad un’auto che stava parcheggiando. Ugo Russo è sceso con la finta pistola in mano e si è avvicinato al guidatore. Aveva già visto che aveva un rolex al polso e gli ha detto di slacciarsi l’orologio e di consegnarglielo. Il guidatore dice di aver reagito anche per proteggere la sua ragazza, che stava sul sedile a fianco. Avrebbe gridato: “Sono un carabiniere!”. Senza ottenere nulla. E allora avrebbe risposto all’aggressione facendo fuoco. Una volta e poi altre due.

Secondo l’altro testimone, cioè il ragazzo che stava sul motorino, e che ora è accusato di tentata rapina, Ugo non avrebbe puntato la pistola alla tempia, e il carabiniere avrebbe sparato prima al petto, ma il colpo non è stato mortale, anzi Ugo sarebbe riuscito a rialzarsi e a scappare verso il motorino, e a questo punto sarebbero arrivati i due colpi decisivi che lo hanno abbattuto e ucciso. Il ragazzo dice che il carabiniere avrebbe sparato anche contro il motorino, e che lui è scappato via ed è andato a cercare riparo a casa della nonna.

Molte di queste circostanze potranno essere accertate già dalle prime indagini. Quanti colpi ha sparato il carabiniere, in che posizione si trovava il ragazzo quando è stato colpito dagli spari che lo hanno ucciso. Altri dettagli importanti sarà più complicato accertarli, se non ci sarà l’aiuto delle telecamere. Per esempio sarà difficile sapere se effettivamente Ugo abbia puntato la pistola alla tempia del carabiniere.

Ugo era un ragazzo della Napoli povera e malavitosa. Da quel che si capisce, anche il carabiniere. Che era solo un po’ più grande di lui, e qualche anno fa era andato a cercare al Nord un lavoro. Si era sistemato a Bologna, nell’Arma, e l’altra sera era a Napoli per una vacanza. Per una maledettissima vacanza. Mentre Ugo aveva deciso di dedicare qualche ora a fare il guappo, il ragazzo della mala. In tasca gli hanno trovato un rolex e una catenina d’oro: probabilmente prima di incontrare la morte aveva fatto un’ultima rapina. Era un baby rapinatore abituale? Il padre dice di no, giura che era un ragazzo perbene, come il suo amico. Noi non lo sappiamo. Ci colpisce solo quel particolare, molto infantile, della fuga del suo amico a casa della nonna a cercare protezione. Non è da “uomo grosso”. È da piccirillo.

Mi chiedo se è lecito piangere Ugo. Io credo di sì. Il ragazzino Ugo ucciso a revolverate. Il guappo Ugo, il figliolo Ugo, il piccolo Ugo, Ugo il ribelle, il disperato, il rapinatore, forse lo studente, il fidanzato, il nipotino. Si può piangerlo senza giudicarlo? Si può dire che non è giusto che un ragazzetto che ha appena finito le scuole medie sia scannato in mezzo alla strada da un carabiniere?

A me viene da dirlo.

E poi si può evitare di linciare il carabiniere? Io, personalmente, penso che abbia fatto una cosa orribile a sparare. Stavano per rubargli un orologio, giusto? Un orologio sul piatto della bilancia e la vita di un ragazzo sull’altro piatto: dove pende la bilancia?

Si può chiedere che questo carabiniere non sia messo alla gogna da nessuno? Dovrà pagare caro questo errore commesso a 23 anni, di notte, impaurito o stupidamente inorgoglito dall’avere un revolver? Lo pagherà, tranquilli, lo pagherà tutta la sua esistenza, perché nessuno gli leverà mai di mente il ricordo di quei trenta secondi assurdi nei quali ha levato la vita e la speranza a un ragazzino. Ci penserà da solo a pagarla. Magari noi evitiamo di ergerci a giudici, a censori, a giusti, a gente proba che sa dove sta il bene e il male.

Guardate la storia di Ugo e del carabiniere e ditemi se qualcuno, in buonafede, sa dirmi dove è il bene e dove è il male…