Sarebbe felice, Davide, di sapere che grazie a lui altre persone sono vive. Era generoso e sensibile. Mi pia-cerebbe abbracciarli un gior-no, perché so che in loro vive anche  mio  figlio”.  A parlare al Corriere della Sera è Ignazia Sanna, la mamma che ha voluto donato gli organi del figlio, Davide Trudu, 30 anni, morto in un incidente con un trattore. Un ragazzo di 18 anni, con i polmoni devastati dal coronavirus, ora ha nel petto i polmoni di Davide.

“Siamo in contatto con uno della sua famiglia – racconta Ignazia – ci aggiornano continuamente, sappiamo che sta meglio, c’é voglia reciproca di conoscerci e quando sarà possibile incontreremo Francesco”.

La madre racconta il giorno dell’incidente, la caduta, l’elicottero del 118,la telefonata dall’ospedale di Cagliari e poi la scelta, insieme ai fratelli di Davide. “Li ho chiamati, erano d’accordo per donare gli organi — ha subito deciso Ignazia — se per lui non si poteva far nulla, che almeno una speranza potesse darla ad altri”.

Le ora spera di poter incontrare presto le persone che hanno ricevuto gli organi di suo figlio: “So che non sarà possibile abbracciarli subito, anche io sto ancora male, non riesco a rassegnarmi che Davide non ci sia più. Ma vederli e parlare con loro mi può tanto aiutare”.