Mentre le autorità della non riconosciuta Repubblica a maggioranza armena del Nagorno Karabakh chiedono all’OSCE il riconoscimento dell’enclave, Armenia e Azerbaigian continuano a cadere nella spirale di violenza nella quale i due Paese sono ripiombati dalla fine di settembre. “Chiediamo alla comunità internazionale di riconoscere l’indipendenza della Repubblica di Artsakh per garantire il diritto dei cittadini alla vita e allo sviluppo pacifico. Nella situazione attuale, il riconoscimento internazionale di Artsakh è l’unico meccanismo efficace per ripristinare la pace e la sicurezza nella regione”, ha detto il ministero degli Esteri, citato da Interfax. La repubblica è infatti riconosciuta solo da tre stati non Onu.

Ma intanto si spara, si bombarda: Ankara fa sapere prima perfino di Baku che l’Azerbaigian ha riconquistato 22 centri abitati all’esercito armeno; l’agenzia di stampa russa Ria Novosti comunica intanto 93 mercenari siriani sono caduti. E quindi le tensioni per la piccola enclave caucasica, grande più o meno come il Molise, attraversata dal gasdotto del Caucaso meridionale, rischia di cadere nel vortice dello scontro per procura. Turchia e Russia sono i due grandi attoric protagonisti dietro lo scontro nel Caucaso. A preoccupare sono al momento soprattutto i bombardamenti che colpiscono anche i civili.

I BOMBARDAMENTI – La Croce Rossa internazionale ha confermato “i bombardamenti indiscriminati contro città, villaggi e altre zone abitate”. Entrambe le parti sono responsabili, dice l’organizzazione, e “vengono distrutti ospedali, centinaia di case, scuole, mercati, reti idriche e telefoniche, tubi del gas”. Stepanakert, capitale del Nagorno Karabakh, è anche oggi sotto il fuoco azero. Anche Shushu è obiettivo di missili. I militari armeni attaccano intanto Ganja, seconda città azera, e Mingacevir, che si trova a 100 chilometri dalla linea di contatto ed è sede di un impianto idroelettrico e della principale diga del Caucaso. A Ganja sarebbe stato colpito il mercato centrale. È il nono giorno di scontri: circa 200 le vittime. E le parti si accusano a vicenda della mattanza sui civili.

IL BILANCIO – L’Azerbaigian denuncia che, dall’inizio del conflitto lo scorso 27 settembre, sono stati uccisi 24 civili azeri e che altri 121 sono rimasti feriti. Il ministero della Difesa di Baku denuncia una “aperta provocazione con l’estensione dell’area degli scontri, con attacchi direttamente dal territorio armeno, e anticipa misure di rappresaglia”. Le forze armene bombardano da oggi le città di Horadiz, Terter, e i distretti di Goranbov e Goygol. Dall’inizio della guerra le forze di Baku hanno riconquistato sette villaggi persi durante il conflitto dei primi anni Novanta.

TREGUA DIFFICILE – Il Presidente azero Ilham Aliyev ha elencato le condizioni di Baku per la fine degli attacchi: un calendario per il ritiro delle forze dal Nagorno Karabakh e dai distretti ‘cuscinetto’ intorno alla regione. Il leader di Artsakh ha smentito la sua uccisione. “Sono vivo e vegeto”, ha fatto sapere Arayik Harutyunyan, partito per il fronte. Il premier armeno Nicol Pashinyan, premier che non è riuscito a stabilire la sua politica di dialogo, denuncia l’arrivo di jihadisti. L’Armenia accetta dunque una tregua solo se i turchi lasciano la regione.

Redazione