Nicola Lagioia rinuncia a partecipare al Premio Strega, il più importante premio letterario italiano. Lo scrittore lo ha fatto sapere attraverso i suoi canali social. Sarebbe stato uno dei candidati più forti: il suo ultimo romanzo, La città dei vivi, edito da Einaudi, racconta la storia dell’omicidio Varani, che nel 2016 sconvolse Roma e tutta Italia.

Lagioia ha argomentato la sua scelta con un post sui suoi canali social: l’arroganza, la scommessa di fare un passo indietro, l’aver già vinto il premio con La Ferocia, suo precedente romanzo, tra le motivazioni. Lo scrittore barese, tra l’altro direttore del Salone del Libro di Torino, avrebbe potuto puntare a eguagliare i record di Paolo Volponi e Sandro Veronesi, unici due scrittori ad aver vinto finora il Premio per due volte in carriera.

La città dei vivi è un romanzo no-fiction, sulla scia di A sangue freddo di Truman Capote e di L’avversario di Emmanuel Carrère. Sta raccogliendo numerosi consensi. E’ stato il più votato tra i titoli italiani del 2020 per La Lettura. A oltre due mesi dall’uscita è 14esimo tra i libri di narrativa italiana più venduti. Il post dello scrittore:

Nelle ultime settimane è capitato che su qualche giornale si parlasse della possibilità che La città dei vivi partecipasse al Premio Strega. La notizia è rimbalzata su carta e on line. La settimana scorsa un’amica giornalista mi ha telefonato per chiedere cosa volessi fare, ho risposto “non mi sono ancora posto il problema”. Subito dopo, su un altro giornale, ho dovuto far cambiare l’intestazione a un’intervista dove si dava per certa la mia partecipazione. Infine un “amico della domenica” mi ha chiesto se poteva candidarmi, così a quel punto “non mi sono posto il problema” non valeva più come scusa. Ci ho pensato, l’ho ringraziato, ho risposto che non avrei partecipato.

Ringrazio chi reputa La città dei vivi un’opera in grado di ambire a un premio così prestigioso. Credo inoltre che l’idea di incoraggiare chi ha già vinto lo Strega a parteciparvi una seconda volta sia, oltre che sensata, giusta. Stefano Petrocchi e Giovanni Solimine stanno facendo un lavoro importante. Ha fatto bene a partecipare l’anno scorso Sandro Veronesi, sono contento abbia vinto con un libro come Il Colibrì, sarei stato contento se avesse vinto Almarina di Valeria Parrella (l’avevo candidata, con un orgoglio che perdura). Lo Strega è tra quei premi capaci di dare visibilità a libri meritevoli che rischierebbero di non averla, e credo conti poco se chi li scrive abbia già vinto.


Allora perché non partecipo? Allo Strega non è sufficiente che qualcuno col potere formale di farlo ti candidi. Devi accettare la candidatura, fare un passo avanti. Io non solo ho già vinto lo Strega, ma l’ho fatto con il mio libro precedente a questo, La ferocia. Temo, vale a dire, che tornare a partecipare ora possa essere un gesto di arroganza, non solo verso gli altri, ma (poiché non ci si conosce mai fino in fondo) anche verso me stesso. Sono uno scrittore lento, pubblico un libro ogni cinque o sei anni, è un lavoro a cui dedico tutto me stesso, sono felice per ogni lettore in più che riesco a raggiungere. Però penso anche che fare ogni tanto un passo indietro potendone fare uno in avanti sia un buon insegnamento, un esercizio di misura e (a suo modo) una scommessa.

Questo post è anche per scusarmi con i sostenitori de La città dei vivi che mi hanno scritto in questi giorni (specie sui social), o che si sono fatti avanti con una bella spavalderia durante le presentazioni on line dando per scontato che facessi un’altra scelta, e che adesso magari saranno un po’ delusi. Non c’è da esserlo. Continuerò a portare in giro La città dei vivi con orgoglio, a incontrare lettori, per ora on line, speriamo presto di persona. Sono grato per l’attenzione che il libro sta ricevendo, grato ai lettori, agli insegnanti che lo adottano nelle scuole, agli studenti che mi raggiungono, ai librai che lo stanno consigliando con particolare amore. Vedo come molti si sentano toccati nel profondo da questo libro, so che con La città dei vivi è successo qualcosa di diverso rispetto a ciò che ho fatto in passato. È il motivo per cui continuerò ad accompagnare questo libro nel suo viaggio, sperando faccia ancora strada. Grazie a tutti!

Antonio Lamorte