Energia
Nucleare e intelligenza artificiale: il modello Canada che interessa l’Europa. Squeri: “Trilemma già risolto”
La crisi del Golfo ha spinto l’Unione europea a dare un’ulteriore accelerata al suo programma Euroatom. Tra questo e il prossimo anno, la Commissione Ue destinerà 330 milioni di euro in ricerca e formazione per il settore nucleare. L’obiettivo è puntare sui piccoli reattori modulari (Small modular reactors, Smr), una tecnologia di nuova generazione assente in Europa, ma già in essere in Paesi nostri partner e alleati. In Canada, il modello di mix energetico è stato studiato apposta per essere in linea con le sfide della “tween transiction”. «Il Canada risponde al trilemma che sta cercando di risolvere l’Europa, sicurezza energetica, decarbonizzazione e sostenibilità economica», commenta Luca Squeri, deputato di Forza Italia, di recente rientrato da una missione nel Paese nordamericano. «Il sistema nucleare canadese offre spunti preziosi per l’Europa e l’Italia».
In Ontario, i siti di Bruce (otto reattori), Darlington (quattro reattori da circa 900 MW ciascuno, per un totale di 3,5 GW) e Pickering rappresentano il cuore pulsante della produzione nucleare. Grazie alla tecnologia Candu (Canada deuterium uranium), un reattore ad acqua pesante pressurizzata, di progettazione locale e diffusa a livello mondiale, questi impianti garantiscono una produzione stabile e a basse emissioni. Non si tratta solo di legacy, però. A Darlington è in corso la costruzione del primo reattore BWRX-300 di GE Hitachi da 300 MW, a raffreddamento naturale, quindi più sicuro. Con l’avvio previsto entro il 2030 e l’intenzione di arrivare a quattro unità, per una produzione complessiva di 1,2 GW, il Canada fa da apripista in Occidente agli Smr, già operativi in Cina e Russia.

Innovativo per eccellenza, il Paese ha sviluppato reattori modulari che combinano sicurezza avanzata, costi controllati e tempi di realizzazione ridotti rispetto ai grandi impianti tradizionali. Un legame particolarmente significativo si sta consolidando con l’intelligenza artificiale. I data center, voraci di energia costante e pulita per alimentare l’Ai, trovano negli Smr la soluzione ideale. La capacità di questi ultimi di approvvigionamento non stop e senza emissioni supporta la crescita esponenziale dell’industria digitale, soddisfacendo al contempo le esigenze dei comparti manifatturiero, minerario e dell’elettrificazione diffusa. In Ontario, dove il nucleare copre circa il 50-60% della domanda elettrica, questa tecnologia garantisce sicurezza energetica, prezzi competitivi e decarbonizzazione.
Lecito chiedersi se il modello sia replicabile in Europa. «In realtà, il governo Ottawa ha già seguito un esempio. Ed è la Norvegia», spiega Squeri. Come il Paese scandinavo, anche il Canada gestisce con saggezza le proprie fonti fossili. Quarto produttore mondiale di petrolio e quinto di gas naturale, esporta gran parte di queste risorse, soprattutto verso gli Stati Uniti, mantenendo al contempo un’elettricità domestica per l’80% non emissiva (idroelettrico al 55-60%, nucleare al 13%). In questo modo, si valorizzano gli idrocarburi sui mercati globali, mentre in patria si privilegia l’energia pulita. «Abbiamo visitato un sito nucleare dove sono attivi quattro reattori da 900 megawatt l’un l’uno», aggiunge il parlamentare di Forza Italia. «Già quello dà l’idea di un ecosistema che ha risolto gran parte dei suoi problemi tramite questa tecnologia».
E se il Vecchio continente non può seguire la stessa strada del Canada, privo com’è di risorse naturali, può comunque puntate sul trasferimento delle competenze. Da qui i recenti stanziamenti della Commissione Ue. «Il motivo principale della nostra visita è stato appunto capire le modalità di importazione di questa tecnologia da questa parte dell’Atlantico». «Il primo ostacolo da superare, però, riguarda l’opinione pubblica». Squeri sottolinea la necessità di una volontà politica trasversale. In Italia si discute di ritorno al nucleare. «Bisogna superare le divisioni strumentali e giungere a un confronto aperto che guardi al Canada come un esempio sostenibile».
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