Il piano è sette milioni di italiani immunizzati entro aprile, quattordici milioni di dosi nei prossimi tre mesi. Si terrà conto anche di un nuovo criterio di distribuzione per la fase 2. Così come chiesto dai governatori verranno inviate più dosi alle regioni con una maggiore platea di anziani da vaccinare. Questo avverrà da metà di febbraio, il tempo di comunicare alla Pfizer ( che cura direttamente le consegne) i nuovi quantitativi. Poi verrà nuovamente osservato il criterio relativo alla popolazione residente. “La campagna di vaccinazione resti fuori da crisi e da contese politiche. È la cosa più importante per tutto il Paese”, ha detto il ministro Speranza nel corso della riunione con le Regioni a cui hanno partecipato anche il ministro per gli Affari regionali Boccia e il commissario per l’emergenza Arcuri.

Sul piano vaccini le incertezze sono tante, dalle forniture all’incognita sulle scelte del futuro governo. Ma l’impegno del commissario Domenico Arcuri e dei ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza, è che, nonostante la crisi, tutto possa funzionare al meglio, per raggiungere prima possibile la tanto agognata immunità di gregge. L’incontro Stato-Regioni sancisce l’accordo unanime sul piano di distribuzione. L’imperativo è agire velocemente, reimpostando al meglio un piano vaccinale partito zoppo a causa dei tagli alle consegne imposti dalle case farmaceutiche.

La crisi di governo non peserà sulla campagna, assicura Boccia, che sottolinea: “Le soluzioni che stanno avanzando non devono in nessun modo pregiudicare il lavoro svolto finora di collaborazione e unità istituzionale”. Poi rivendica: “Stiamo stati insieme al centro di una sfida epocale. Le scelte che abbiamo fatto hanno permesso di tenere il virus sotto controllo senza chiudere il Paese. L’Italia non si è fermata e potrà ripartire forse anche più competitiva”. La nuova linea prevede, con l’arrivo delle fiale di AstraZeneca, il doppio binario delle somministrazioni: anziani da una parte con Pfizer e Moderna e under 55 dall’altra. Anche per i più giovani, cui verrà somministrato AstraZeneca, priorità verrà data alle categorie più esposte, a cominciare da insegnanti, personale scolastico e forze dell’ordine, seguiti da operatori e ospiti di situazioni di comunità, come il carcere.

E sul fronte ‘mutazioni’ del virus, la casa svedese assicura che entro l’autunno sarà in grado di produrre un farmaco a prova di ‘varianti’, per il quale sarà necessario eseguire solo piccoli test prima del lancio. Intanto arrivano le prime risposte di Aifa sugli anticorpi monoclonali, con due autorizzazioni da usare solo in casi limitati e su pazienti fragili che siano nella fase iniziale del contagio. Soddisfatto dell’accelerazione il ministro Speranza che ribadisce l’apertura verso altri vaccini, compreso quello russo, purché ci sia un passaggio in Ema. La campagna procede, sono oltre 800 mila le persone che hanno già avuto entrambi le dosi anti-Covid e 2,2 milioni le somministrazioni effettuate dal 27 dicembre a oggi. Ma la strada è in salita e la chiave nei prossimi giorni sarà, ancora una volta, legata al numero di fiale in arrivo, che finalmente, dopo i tagli di gennaio, dovrebbero tornare a crescere.