Un tentativo in extremis di salvare la faccia del Paese alle prossime Olimpiadi di Tokio 2021. Il Consiglio dei ministri ha approvato questa mattina, nel corso della riunione che ha segnato le dimissioni del premier Giuseppe Conte, un decreto legge sull’autonomia del Coni.

Un provvedimento atteso e che arriva alla vigilia del comitato esecutivo del Cio che ha all’ordine del giorno la questione della possibile sospensione del Coni, il Comitato olimpico italiano.

Domani infatti l’esecutivo del Comitato olimpico internazionale potrebbe sospendere il Coni: in questo caso alle prossime Olimpiadi, previste il 23 luglio, l’Italia non potrà gareggiare con la propria bandiera e inno e non potrà schierare squadre, una sospensione che ci metterebbe al pari di nazioni come la Bielorussia di Lukashenko e la Russia di Putin e degli scandali legati doping di Stato.

Il decreto approvato oggi mette mano alla questione dell’autonomia del Coni: il Cio è infatti intenzionato a sanzionare l’Italia per violazione della carta olimpica a causa della mancata autonomia del Coni, frutto della contestata riforma varata durante il primo governo Conte, quello di Lega e Movimento 5 Stelle.

Fino a questa mattina questo ‘vulnus’ non era stato ancora sanato dal governo Conte bis. Eppure gli avvertimenti da parte del Comitato olimpico internazionale erano stati chiari: in una lettera recapitata al governo il Cio ricordava che il Coni “non dovrebbe essere riorganizzato mediante decisioni unilaterali da parte del governo. La sua governance interna e le sue attività devono essere stabilite e decise nell’ambito del proprio statuto, e la legge non dovrebbe avere per obiettivo un micromanaging della sua organizzazione interna e delle sue attività. Le entità che compongono il Coni dovrebbero rimanere vincolate agli statuti del comitato, della Carta Olimpica e agli statuti delle organizzazioni sportive internazionali alle quali sono affiliate”.

Il testo del decreto, si legge nel comunicato del Cdm, “attribuisce al Coni una propria dotazione organica di personale, anche dirigenziale al fine di assicurare la piena operatività del Comitato olimpico nazionale italiano e la sua autonomia e indipendenza quale componente del Comitato olimpico internazionale“. “È previsto che il personale di Sport e Salute S.p.a. già dipendente del Coni alla data del 2 giugno 2002 che, alla data di entrata in vigore del decreto, presta servizio presso lo stesso ente in regime di avvalimento, sia trasferito nel ruolo del personale del CONI con qualifica corrispondente a quella attuale, fatta salva l’opzione per restare alle dipendenze di Sport e Salute”. Il completamento della pianta organica del Coni “avviene mediante concorsi pubblici per titoli ed esami, con riserva del 50 per cento dei posti messi a concorso al personale dipendente a tempo indeterminato della società Sport e Salute in avvalimento presso il Coni che non rientra nel previsto trasferimento”. Ai fini del perseguimento delle finalità istituzionali del Coni, “il testo prevede il trasferimento a quest’ultimo di impianti sportivi e fabbricati specificamente individuati”, conclude la nota.

La ‘buona notizia’ è stata riferita dal presidente del Coni Giovanni Malagò al numero uno dello sport mondiale, Thomas Bach. Come riferisce l’Ansa Malagò, che ha interrotto il cda di Milano-Cortina, ha detto al presidente del Cio “la legge è ok, l’autonomia è salva”. “Sono molto felice”, la replica di Bach.

Con non poco ottimismo invece il ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora, al termine del Consiglio dei ministri, ha spiegato che “per la lunga e gloriosa storia sportiva e democratica del nostro Paese era improbabile che l’Italia venisse così duramente sanzionata già domani, ma la decisione di oggi fuga ogni dubbio e risolve il problema dell’indipendenza del Coni lasciato aperto dalla riforma del 2019”.