Il rischio, a questo punto altissimo, è di fare una figuraccia internazionale che resterà negli annali. Mercoledì il Comitato olimpico internazionale decreterà, salvo clamorosi colpi di scena, la sospensione del Coni, il Comitato olimpico italiano.

Uno smacco assoluto per i colori azzurri: l’Italia così, alle prossime Olimpiadi di Tokyo previste il 23 luglio, non potrà gareggiare con la propria bandiera e inno, una sospensione che ci metterebbe al pari di nazioni come la Bielorussia di Lukashenko e la Russia di Putin e degli scandali legati doping di Stato.

Gli atleti italiani, se non ci sarà un intervento in extremis del governo, gareggeranno come ‘indipendenti’. La storia è nota: il Cio è intenzionato, nell’esecutivo che si terrà mercoledì, a sanzionare l’Italia per violazione della carta olimpica a causa della mancata autonomia del Coni, frutto della contestata riforma varata durante il primo governo Conte, quello di Lega e Movimento 5 Stelle.

La ‘contro-riforma’ Spadafora infatti non ha sanato quel vulnus inaccettabile per il Cio: in una lettera recapitata al governo il Comitato olimpico internazionale ricordava che il Coni “non dovrebbe essere riorganizzato mediante decisioni unilaterali da parte del governo. La sua governance interna e le sue attività devono essere stabilite e decise nell’ambito del proprio statuto, e la legge non dovrebbe avere per obiettivo un micromanaging della sua organizzazione interna e delle sue attività. Le entità che compongono il Coni dovrebbero rimanere vincolate agli statuti del comitato, della Carta Olimpica e agli statuti delle organizzazioni sportive internazionali alle quali sono affiliate”.

A rilanciare l’allarme, a due giorni dalla decisione, è l’ex presidente del Coni e numero uno della Federbasket Gianni Petrucci. “Siamo in pre crisi, non si sa cosa farà Conte, ma per fare un decreto legge non ci vuole nulla. O non c’è la volontà o non si è capita la gravità della situazione. Malagò è entrato a pieno diritto nel Cio, anche quando non sarà più presidente del Coni lui rimarrà nel Cio – ha sottolineato ai microfoni di ‘Radio Anch’Io Sport’ su Radio 1 – Dimentichiamo la forza politica di Malagò nel Cio, quindi l’onta sarà ancora più grande per l’Italia”.

Uno sfogo durissimo quello del numero uno del basket italiano. “Per cambiare lo sport bisogna conoscerlo, serviva tutto questo bailamme per dire che il Coni può perdere la sua autonomia? – ha aggiunto Petrucci – Si è voluto fare questa riforma, sì, ma si dia autonomia al Coni. Non riesco a capire perché negli interventi in Parlamento non è mai uscita la parola sport. Questi sono segnali allarmanti. È vero che siamo sotto una pandemia devastante, ma non c’è proprio una cultura dello sport”.

Ma oltre al danno la beffa: una sospensione comporterebbe anche uno stop ai finanziamenti con un impatto diretto sull’organizzazione di Giochi olimpici di Milano-Cortina del 2026.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia