La polizia congolese ha annunciato in una conferenza stampa di aver arrestato alcuni dei presunti assassini dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio. Il diplomatico venne ucciso in un agguato, nella Repubblica Democratica del Congo, il 22 febbraio 2021 con il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo. Sul caso sono aperte tre inchieste. Della conferenza stampa hanno scritto sui social i corrispondenti Justin Kabumba, France24 e A, e Stanis Bujakera Tshiamala, Reuters e Dpa.

I tweet dei giornalisti mostrano foto e video dei presunti assassini consegnati al governo militare del Nord Kivu. Al momento non ci sono però conferme da parte delle autorità centrali congolesi. Sei gli arresti. “Ecco i colpevoli dell’uccisione dell’ambasciatore italiano. Volevano rapirlo. E chiedere un milione di dollari di riscatto”, le parole della polizia. “Signor governatore — proclama il comandante di polizia del Nord Kivu, il generale Aba Van Ang – , vi consegno tre gruppi di criminali che hanno portato il lutto nella città di Goma. Fra di loro, c’è anche il gruppo che ha attaccato il convoglio dell’ambasciatore”.

Tutti ammanettati i presunti assassini, quattro scalzi, seduti sul prato della caserma di Goma, capoluogo della regione del Nord Kivu al confine col Ruanda. Di fronte a loro giornalisti, fotografi e operatori. L’uomo che avrebbe esploso i colpi tuttavia non c’è: è un membro di una banda detta “Aspirant” ed è in fuga, anche se gli agenti dicono di sapere dove si trova e che gli stanno dando la caccia. Quelli in manette sono i suoi complici, uomini di altre due bande criminali, i Bahati e i Balume. Le indagini sono arrivate ai tre gruppi dopo l’omicidio di un uomo d’affari, Simba Ngezayo, lo scorso novembre.

Attanasio, Iacovacci e Milambo furono uccisi in un agguato sulla strada tra Goma e Rutshuru, ai confini del parco nazionale dei Virunga, patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1979, nella provincia del Nord-Kivu, al confine con il Ruanda, storicamente instabile e territorio della cosiddetta Guerra Mondiale Africana. “Inizialmente, non era loro intenzione uccidere Attanasio – ha detto il giornalista Justin Kabumba di France 24, riferendo le parole della polizia – avevano programmato di rapirlo per chiedere un riscatto di un milione di dollari. Le cose sono andate male, il piano è fallito e i rapitori hanno subito ucciso l’ambasciatore”.

Secondo il giornalista solo due dei sei arrestati sono presunti assassini di Attanasio, uno avrebbe confessato”. Dopo l’imboscata si scatenò un conflitto a fuoco tra gli assalitori e le guardie del parco intervenute dopo aver sentito i colpi. Attanasio aveva una moglie, Zadia Seddiki, e tre figlie. Sul caso sono aperte tre indagini: quella del Dipartimento per la sicurezza delle Nazioni Unite, quella delle autorità italiane e quella delle autorità congolesi.

Erano già circolate notizie di arresti, in diverse occasioni, senza però riscontri che avevano lasciato ombre sulla dinamica dei fatti e le responsabilità. Si è parlato molto della mancanza di un’adeguata protezione armata al convoglio in un’area attraversata da bande, miliziani e jihadisti. I pubblici ministeri italiani hanno contestato i reati di omesse cautele in relazione al delitto, in base agli articoli 40 e 589 del codice penale, e hanno indagato Mansour Rwagaza, funzionario congolese del World Food Programme (Wfp) responsabile della sicurezza del convoglio con cui viaggiavano Attanasio e Iacovacci.

 

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.