Dai 10 anni per omicidio preterintenzionale in primo grado (con rito abbreviato) ai 30 anni comminati in Appello per omicidio volontario aggravato. Una sentenza che potrebbe aver risentito dell’eccessivo clamore mediatico registrato negli ultimi mesi quella nei confronti di Vincenzo Lo Presto, il 43enne che il 7 marzo 2019 uccise in un’abitazione nel parco La Quadra di Miano, periferia nord di Napoli, la moglie Fortuna Bellisario, 36 anni, perché accecato dalla gelosia. Secondo i giudici, la morte della donna, madre di tre figli che all’epoca avevano 7, 10 e 11 anni, sarebbe stata provocata dai colpi inferti con una stampella, utilizzata dall’uomo per deambulare.

La sentenza dei giudici della quarta sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli accoglie quasi totalmente l’impianto accusatorio della Procura partenopea. Lo scorso 13 luglio il sostituto procuratore generale Maria Di Addea aveva chiesto l’ergastolo per Lo Presto, collegato in videoconferenza dal carcere. Le motivazioni saranno rese entro 90 giorni con l’avvocato del 43enne, Sergio Simpatico, che ha già annunciato il ricorso in Cassazione.

Il caso mediatico dopo la concessione dei domiciliari per problemi di salute

Dopo la sentenza di primo grado (con il reato che passò da omicidio volontario a preterintenzionale) e le polemiche relative alla concessione, il 23 febbraio 2021, degli arresti domiciliari dopo 23 mesi di carcere a causa delle precarie condizioni di salute (Lo Presto ha problemi di deambulazione ed è costretto su una sedia a rotelle), il 43enne a metà aprile è tornato in cella dopo il polverone mediatico che ha interessato la vicenda. Non solo lo sdegno, comprensibile, dei familiari di Fortuna, ma anche la presa di posizione dell’opinione pubblica in generale e dei media oltre alle parole della presidente del Tribunale di Napoli Elisabetta Garzo che in un’intervista a Repubblica si lasciò andare a valutazioni critiche sul provvedimento emesso dal Gup che tenne conto delle condizioni di salute di Lo Presto e non ritenne l’imputato un soggetto pericoloso né in grado di fuggire o reiterare il reato.

“Forse la vicenda doveva essere valutata con ancora ulteriore rigore” o “magari, non avrei destinato quell’uomo nella stessa casa dove era avvenuto il massacro della donna” le parole della presidente del Tribunale che sollevarono la reazione, indignata, della Camera penale di Napoli. Il tutto mentre la Procura aveva presentato ricorso al Riesame che a metà aprile ha rispedito in cella Lo Presto che quel maledetto 7 marzo 2019, dopo aver ucciso la moglie colpita da schiaffi e con la stampella che utilizzava per deambulare, chiamò il 118 annunciando il decesso: “Non respira più, aiutatemi”. Un gesto che, secondo la difesa, potrebbe escludere la volontarietà dell’omicidio.

“Oggi l’uomo che ha ucciso Fortuna Bellisario ha avuto la condanna a 30 anni di reclusione” scrive sui social l’Associazione Forti Guerriere. “Le forti guerriere oggi alle 18.30, posizioneranno 30 palloncini al cancello della basilica di Santa Maria della Sanità. Mesi fa avevamo cominciato la lotta silenziosa e solenne affinché Fortuna avesse giustizia Affinché non ci siano altre Fortuna Bellisario. Giustizia è fatta”.

 

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.