La colluttazione, il trauma cranico, e poi la morte, avvenuta per soffocamento. Al processo per l’omicidio di Serena Mollicone l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università di Milano, ha illustrato davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Cassino i risultati della superperizia decisiva per la riapertura del caso. 

Serena potrebbe essere rimasta stordita da un colpo alla testa, ma poi uccisa per asfissia. Ma non solo: secondo la professoressa Cattaneo c’è una “compatibilità ottimale tra il cranio di Serena Mollicone e la porta della caserma dei carabinieri di Arce contro cui sarebbe stata fatta sbattere”. 

A distanza di più di vent’anni dal delitto- Serena Mollicone, all’epoca diciottenne, fu trovata morta in un bosco il 3 giugno del 2001 con un sacchetto di plastica in testa- il caso si arricchisce di dettagli inediti e anche di interesse per i giudici, grazie agli esami condotti con tecniche innovative quando il corpo è stato riesumato nel 2016.

La superperizia 

Nel processo sono imputati il maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, sua moglie Anna Maria e il figlio Marco insieme al maresciallo Vincenzo Quatrale, accusati di concorso nell’omicidio. Quatrale è inoltre accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, mentre l’appuntato Francesco Suprano deve rispondere di favoreggiamento. “L’arcata zigomatica di Serena combacia molto bene con la rottura nella porta“, ha spiegato la professoressa Cattaneo: infatti “facendo la simulazione con i prototipi il cranio rimane incastrato“.

Rispondendo alle domande del pm, ha inoltre sottolineato che “l’incastro replica perfettamente l’arcata sopraccigliare e combacia con la rottura più profonda“. La porta a cui si riferisce è quella dell’alloggio dei carabinieri di Arce, in quel periodo in uso alla famiglia Mottola. In ogni caso il trauma di Serena è compatibile con un colpo su una parete verticale, e non con una caduta a terra. “Che il trauma cranico abbia provocato uno stordimento e poi la morte sia sopraggiunta per asfissia è un’ipotesi molto probabile ma non abbiamo gli elementi per dirlo con certezza“, ha sottolineato la professoressa Cattaneo, spiegando che “la morte per asfissia meccanica è una diagnosi che si fa per esclusione, è una causa di morte che lascia pochissimi segni.

Serena Mollicone si sarebbe difesa prima di essere stordita: sul suo corpo sono stati infatti trovate diverse contusioni, soprattutto sulle gambe e sul tronco.

L’orario dell’aggressione

Un altro elemento emerso nel corso della deposizione è che l’aggressione sarebbe avvenuta tra le 11 e le 11.40 del 1 giugno del 2001. Ossia proprio nel lasso di tempo in cui Serena Mollicone fu vista entrare (ma mai uscire) nella caserma di Arce.

L’ipotesi degli inquirenti è che quel giorno la ragazza fosse andata in caserma per affrontare Marco Mottola, ma tra i due sarebbe scoppiata una lite in cui sarebbero intervenuti i genitori e Quatrale. La ragazza aveva più volte espresso la volontà di denunciare Marco Mottola per droga.

Roberta Davi