Fine dell’incubo per Vitaly Markiv. La Corte d’Assise e d’Appello di Milano ha assolto il 29enne italo-ucraino, ex soldato della guardia nazionale ucraina, “per non aver commesso il fatto” nell’ambito del processo per l’omicidio del fotoreporter di Pavia Andrea Rocchelli, morto nel Donbass il 24 maggio 2014. Egualmente assolto anche lo Stato Ucraino, che era stato citato in qualità di responsabile civile. In primo grado il Tribunale di Pavia aveva condannato l’italo-ucraino Markiv a 24 anni di reclusione, con 36 mesi già trascorsi in carcere: dopo la lettura della sentenza Vitaly Markiv è stato scarcerato.

Rocchelli, all’epoca dei fatti 30enne, venne ucciso da colpi di mortaio il 24 maggio 2014, mentre stava realizzando un reportage nel Donbass, zona dell’Ucraina occupata dai separatisti filorussi, attacco nel quale morì anche l’interprete Andrej Mironov. Secondo i giudici Markiv, arrestato nel 2017, era considerato la persona che aveva individuato come sospetti il giornalista Rocchelli e il suo interprete, dando il via libera ai colpi di mortaio che poi li hanno uccisi.

Parlando in aula Markiv ha sottolineato due aspetti: “Non ho mai detto che per l’esercito ucraino e per la guardia nazionale il civile era un bersaglio, questo è falso. Potete anche vedere un video dell’obitorio dei due civili armati di kalashnikov e loro stessi dicono che per poter recuperare le salme dovevano travestirsi da civili perché sui civili non si sparava, quindi su questo non voglio dilungarmi”.

Lasciando il carcere di Opera dopo la lettura del verdetto l’italo-ucraino ha invece ricordato come “questo popolo mi ha dato casa, istruzione, tutto, non avevo nulla contro questo Paese. Chi mi conosce, sa che ho sempre cercato di essere grato per la possibilità che mi ha dato l’Italia. Però tre anni mi sono stati tolti e nessun risarcimento li farà tornare indietro, questa deve essere una lezione per tutti gli innocenti: i casi vanno guardati fino in fondo, perché una virgola può cambiare il destino di un uomo, di una famiglia, di un popolo. Sono contento, abbiamo visto che in Italia la giustizia c’è”.