”Un intero Paese è stato preso in giro per sei anni”. Sono le parole del pm Giovanni Musarò nella fase finale della requisitoria del processo sui depistaggi seguiti alla morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre 2009 a Roma, che vede imputati ben otto carabinieri. Per loro il magistrato ha sollecitato la condanna sottolineando ”le inaccettabili ingerenze sulle perizie medico legali” oltre alle  ”intimidazioni” rivolte a chi nel corso delle indagini ha detto la verità.

La richiesta più alta è stata per il generale Alessandro Casarsa (7 anni). Cinque anni e mezzo sono stati chiesti per Francesco Cavallo, cinque anni per Luciano Soligo e per Luca De Cianni, quattro anni per Tiziano Testarmata, invece, per Francesco Di Sano tre anni e tre mesi, tre anni per Lorenzo Sabatino e un anno e un mese per Massimiliano Colombo Labriola per il quale il pm ha chiesto le attenuanti generiche. L’accusa ha chiesto inoltre l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Casarsa, Cavallo, De Cianni e Soligo mentre per Di Sano, Sabatino e Testarmata l’interdizione per cinque anni.

Il pubblico ministero della procura di Roma nell’udienza di oggi ha voluto ricordare anche il giudice Giulia Cavallone che per prima si era occupata del processo fino alla scomparsa avvenuta nell’aprile del 2020. ”C’è stata un’attività di depistaggio ostinata, che a tratti definirei ossessiva – aveva detto il pm nella scorsa udienza – I fatti che siamo chiamati a valutare non sono singole condotte isolate ma un’opera complessa di depistaggi durati anni” sottolineando anche che ”questo non è un processo all’Arma dei carabinieri e vogliamo evitare qualsiasi strumentalizzazione. Il procedimento riguarda 8 persone appartenenti all’Arma ma non p un processo ai carabinieri”. ‘

‘Colombo Labriola (uno degli otto imputati e all’epoca dei fatti comandante della stazione di Tor Sapienza, una delle stazioni dove Cucchi fu trattenuto nella camera di sicurezza ndr) è l’unico che ha detto tutto, che non si è sottratto alle domande, che non ha scaricato la responsabilità sugli altri. Ha accusato tutti gli ufficiali. E guarda caso è spuntata la testimonianza di un maresciallo finalizzata solo a dire che è inattendibile”, aveva evidenziato il pm lo scorso 17 dicembre. Oggi in aula è tornato sul punto sottolineando come ”il depistaggio del 2021 aveva lo scopo di minare l’attendibilità di Colombo Labriola”.

 

Redazione