Non c’è stato un telespettatore italiano che guardando le prime stagioni della serie Narcos, prodotta da Netflix, uscita per la prima volta nel 2015, e dedicate a Pablo Escobar, non abbia notato quel particolare. Ovvero, il nome della tenuta del signore del narcotraffico e della criminalità colombiano; uno dei più potenti e spietati e noti al mondo. Si chiamava “Hacienda los Nápoles”, grande circa 3mila ettari, soprannominata anche come “La Mayoría”, e trasformata in un parco tematico dopo la fine del dominio del Cartello di Medellín.

Decine di stanze, edifici, strade, sei piscine, 27 laghi artificiali, un distributore di benzina, una pista di atterraggio per aerei, eliporti, hangar, un giardino esotico, stalle. E ancora: un’arena per tori, macchine da corsa, moto d’acqua e motociclette. Le attrazioni: uno zoo con elefanti, cammelli, ippopotami, zebre, giraffe, gru, impala e migliaia di altri altri animali esotici.

La tenuta fu acquistata nel 1978 da Pablo Escobar e dai cugini Jhonny Bedoya Escoba e Luis Bedoya Escobar per circa 70 milioni di dollari. Si trova a circa 130 chilometri da Medellín. All’ingresso la riproduzione di un aeroplano, come quello che Escobar utilizzò per trasportare il primo carico di cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti. E la scritta azzurra: Hacienda Los Nápoles. All’inaugurazione fu invitata anche una troupe televisiva. Il narcotrafficante la valutò 4.500 milioni di pesos colombiani. Fu un luogo di ritrovo e di divertimento per familiari, amici conoscenti, criminali e cartelli.

Ma perché questa leggendaria e famigerata tenuta venne chiamata così? L’ultima verità è stata raccontata da Nicolas Escobar, figlio di Roberto, fratello del Patrón, in un’intervista a 7, il settimanale de ll Corriere della Sera. Nicolas Escobar gestisce due musei dedicati allo zio, uno a MedellÍn e l’altro a Guatapé. Sostiene che a vendere lo zio alla Dia americana nel dicembre 1993 Hermilda Gaviria, la madre del Patrón. Il figlio del boss incolpò invece suo padre, Roberto. Pare che fu comunque per volere di Roberto, padre di Nicolas, che per la tenuta non vennero mai acquistati animali feroci, predatori o serpenti. E sembra che la tenuta, negli anni del potere assoluto e sanguinario di Escobar, ospitasse fino a 1.500 specie animali. Ancora oggi la colonia di ippopotami è la più grande al mondo, se si escludono quelle del continente africano.

“Aveva preso il nome proprio dalla vostra città – ha detto nell’intervista – a Napoli, lo zio aveva collocato un’importante succursale del traffico di droga. I soldi realizzati dalla vendita dello stupefacente in Campania vennero investiti nella creazione della ‘Hacienda’”. Nunzio Perrella, del clan omonimo del Rione Traiano a Napoli, tra i primi collaboratori di Giustizia della Camorra, ha raccontato in un’intervista di aver incontrato Escobar alla fine degli anni ’80, in Colombia.

Un’altra versione, qualche tempo fa, l’aveva fornita l’avvocato Alexandro Maria Tirelli, nato a Castellammare di Stabia, provincia di Napoli, amico del sicario Popeye, consigliere giuridico e amico dei fratelli Escobar, a Fanpage: “Avete presente la loro famosa Hacienda Napoles? Mi aveva raccontato di averla chiamata così in onore delle origini di Al Capone“. La famiglia del gangster italo-americano era originaria di Castellammare di Stabia: “Per Escobar non c’era differenza tra Castellammare e Napoli”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.